A Sharm El Sheikh si tratta per il controllo dei confini

Ancora alla ricerca di una soluzione in grado di risolvere il conflitto mediorientale

Il più onesto è Nicolas Sarkozy il grande protagonista voluto da Hosni Mubarak al suo fianco per dirigere la grande kermesse diplomatica di Sharm El Sheikh. «Per noi questo è solo l'inizio di un nuovo viaggio», confessa il presidente francese ammettendo che sarà necessario «accelerare gli sforzi per una soluzione basata sulla creazione di due Stati, uno Stato palestinese pronto a vivere a fianco di uno Stato israeliano a cui sia garantito il diritto alla sicurezza». Insomma 1300 morti dopo siamo al punto di partenza, alla ricerca di una magica soluzione in grado di risolvere il contenzioso mediorientale. Sarkozy non può dire nulla di diverso. Quelle poche ore di vertice sono il vestitino elegante cucito addosso al vuoto di un'iniziativa diplomatica avviata tre settimane fa proprio dal presidente francese e da quello egiziano. Quel nulla emerge dalle parole dello stesso Mubarak quando conferma il «no» alla presenza di una forza internazionale sul proprio confine. «L'Egitto – dice il presidente – non accetterà alcun osservatore straniero».

Il vuoto pneumatico diventa ancor più evidente alla chiusura del vertice. Nelle dichiarazioni finali manca qualsiasi soluzione tecnico-militare al problema della distruzione e dell'individuazione dei tunnel e manca qualsiasi dettaglio sui modi e sui tempi con cui restituire il controllo dei valichi ai moderati di Fatah. L'assenza di qualsiasi leader israeliano, ossia dei veri protagonisti dell'offensiva militare e della tregua unilaterale contribuisce ad alimentare una sensazione di vuoto pneumatico. Così in mancanza di fatti concreti bisogna affidarsi a quella lista di buone intenzioni conclusive che promette un prossimo vertice dedicato alla difficile situazione umanitaria finanziato dai 20 milioni di euro offerti da Gordon Brown e dal governo inglese. La lotta al contrabbando di armi attraverso i tunnel dipenderà, invece, dalla buona volontà egiziana e dagli aiuti tecnologici e finanziari messi a disposizione da Europa e Stati Uniti. Niente di nuovo sotto il sole verrebbe da dire, se si esclude la promessa di contributi «tecnici militari, navali e diplomatici» dello stesso Sarkozy. Il più sconsolato in quel teatrino è il presidente palestinese Mahmoud Abbas che sperava in una soluzione in grado di restituirgli il controllo dei valichi e si ritrova invece a recitare il solito ruolo di comprimario.

Probabilmente le vere trattative per una soluzione in grado di trasformare in accordo internazionale il cessate il fuoco unilaterale si svolgeranno sul territorio israeliano dove sono arrivati in queste ore sia Nicolas Sarkozy sia Angela Merkel. Con i leader israeliani veri controllori della zona di confine tra Gaza ed Egitto verrà discusso, forse, il possibile rientro di alcune milizie di Fatah e di una forza internazionale in grado di controllare i valichi. All'Egitto spetterà invece far digerire gli eventuali accordi ai capi di Hamas.