Sharon ai ministri dissidenti: potete andarvene

da Ashkelon

Il disimpegno è stato un successo ed Ariel Sharon è pronto a far piazza pulita dei dissidenti. Ieri, dopo i consueti quattro voti contrari al proseguimento delle operazioni di disimpegno espressi dai ministri del suo stesso partito, il Likud, il primo ministro li ha chiaramente invitati ad abbandonare il governo. «Se volete andarvene siete liberi di farlo», ha detto Sharon.
Il premier del resto sa bene di aver conseguito una vittoria di dimensioni storiche. E sa anche che la strada della storia passa per il Palazzo di Vetro. Il suo defunto nemico Yasser Arafat ci andò molti decenni prima con, disse, «la pistola in una mano e la colomba nell'altra». Ariel Sharon ci andrà a metà settembre. Alla platea non offrirà iperboli, ma qualcosa di molto più concreto. Il ritiro delle colonie da Gaza cancellerà le macchie e il disonore di Sabra e Chatila, consegnerà Arik alla storia, lo trasformerà da generale in statista. Per tutto questo il premier israeliano ha scelto la coreografia della cerimonia d'apertura dell'Assemblea dell'Onu. Certo assieme a lui ci sarà anche il presidente palestinese Mahmoud Abbas, ma a differenza del primo ministro israeliano il successore di Arafat non avrà nulla di concreto da mettere sul tavolo. Non potrà garantire la sicurezza d'Israele, non potrà garantire la messa al bando dei gruppi armati.
Sharon, invece, sarà all'offensiva su tutta la linea. Potrà usare quel podio per far valere la bontà della propria mossa, potrà facilmente, in assenza d'altre iniziative, far piazza pulita delle obiezioni palestinesi e di chiunque lo accusi di unilateralismo. Davanti alle sempre criticate Nazioni Unite Sharon celebrerà la propria grandezza personale e lancerà una nuova offensiva diplomatica. Mahmoud Abbas per non finire nel tritacarne di Arik potrà solo sperare nell'appoggio degli Stati Uniti. Ieri Washington ha concesso all'Autorità nazionale palestinese (Anp) un finanziamento di 30 milioni di dollari per la costruzione di impianti di depurazione dell'acqua nella striscia di Gaza. Il finanziamento è stato promesso nel corso di un incontro tra il Presidente palestinese e il «sottosegretario» per il Medio Oriente David Welch. Confermato anche il precedente finanziamento di 50 milioni di dollari per progetti edilizi nella Striscia annunciato da George W. Bush il 26 maggio scorso dopo un colloquio con Mahmoud Abbas a Washington.
Intanto durante la riunione domenicale dell'esecutivo Ariel Sharon ha ottenuto, con i consueti 16 voti contro 4, l'autorizzazione a procedere all'evacuazione di tre ultimi insediamenti nel nord di Gaza e di quattro nel nord della Cisgiordania. L'autorizzazione a svuotare Dugit, Eli Sinai e Nisanit nel nord di Gaza è praticamente una formalità perché le tre colonie sono già quasi completamente abbandonate. L'evacuazione di Sa Nur, Homesh, Kadim e Ganim potrebbe invece incominciare già domani. All'inizio della seduta del governo Sharon non ha perso l'occasione di criticare il movimento dei coloni accusandolo di aver incoraggiato e coperto «episodi selvaggi, quasi criminali che la dicono lunga su quanti li hanno manipolati, sobillati e attivati».
Sul fronte palestinese continua intanto l'offensiva dei gruppi fondamentalisti e di altre organizzazioni armate per attribuirsi il merito militare della cosiddetta «vittoria» di Gaza. I Comitati popolari, un organizzazione armata che riunisce militanti delle Brigate Al Aqsa, fuoriusciti di Hamas e della Jihad Islamica, hanno già promesso di aprire una nuova fase dell'intifada concentrata in Cisgiordania durante la quale bombarderanno con i loro missili anche Tel Aviv.
Le Brigate Ezzedin Al Qassam, braccio armato di Hamas, annunciano invece di aver aperto le porte della militanza armata alle donne e alle madri di famiglia. Una serie di foto mese in rete da un sito internet dell'organizzazione mostra un gruppo di donne mascherate con una tunica mimetica lunga fino ai piedi impegnate ad addestrarsi con fucili mitragliatori e pistole. \