Sharon duro con la Rice: Hamas escluso dal voto

Gian Micalessin

Condoleezza questa volta ha dovuto metter da parte la dolcezza e tirar fuori gli artigli. Quello del segretario di Stato americano in Israele è stato un lunedì di passione. Un lunedì segnato dagli aspri contrasti con il premier israeliano Ariel Sharon sulla questione della partecipazione di Hamas alle elezioni palestinesi e dai difficili colloqui bilaterali per la riapertura del valico di Rafah, il confine tra la Striscia di Gaza e l’Egitto chiuso sin dal ritiro israeliano. Ma dopo una giornata passata a far la spola tra Gerusalemme e gli uffici del presidente palestinese Mahmoud Abbas a Ramallah, la coriacea Condoleezza sembra aver raggiunto il sospirato accordo che consentirà la riapertura di Rafah. «L’accordo è in vista», ha anticipato la stessa Rice nel pomeriggio dopo un incontro a Ramallah con il presidente palestinese. E lo stesso Mahmoud Abbas ha poi parlato di «accordo imminente».
Il controllo dell’unico valico da cui i palestinesi di Gaza possono espatriare senza passare in Israele era il principale contenzioso dopo il ritiro dalla Striscia. Israele, temendo il transito di armi e terroristi, pretendeva di vigilare sul valico attraverso un impianto di telecamere a circuito chiuso e chiedeva che i controlli su persone e merci fossero affidati a una task force di doganieri europei. I palestinesi escludevano invece qualsiasi ruolo israeliano e chiedevano di svolgere le ispezioni d’intesa con gli egiziani, limitando il ruolo degli europei a quello di osservatori.
In attesa di conoscere l’accordo raggiunto dal segretario di Stato americano l’Unione Europea è già pronta, secondo fonti di Bruxelles, a inviare a Gaza una missione ad interim comandata da un militare italiano. La delegazione dovrebbe essere sul campo già dalla prossima settimana, in vista dello schieramento dell’intera missione previsto per l’inizio del 2006.
Che non sia una giornata facile la Rice lo capisce sin dal risveglio, quando viene informata dell’uccisione, poco prima dell’alba, di un comandante militare di Hamas a Nablus e di un altro militante palestinese lungo la recinzione di Gaza. Amjad al-Hinawi, trentacinquenne ricercato da almeno un decennio e considerato il capo dell’ala militare di Hamas in Cisgiordania, è stato ucciso mentre tentava di fuggire dalla sua abitazione di Nablus circondata dalle truppe israeliane. L’operazione, poche ore dopo l’arrivo della Rice, è un chiaro segnale di come Israele non intenda né abbassare la guardia, né rendere più duttile la sua posizione nei confronti del movimento fondamentalista. Sharon lo ribadisce senza mezzi termini durante l’appuntamento a colazione, ripetendo di non esser disposto né a tollerare né a consentire la partecipazione di Hamas alle elezioni per il Parlamento palestinese di fine gennaio. La Rice gli risponde ricordandogli che facilitando le elezioni Israele si garantirebbe un riconoscimento di portata internazionale. Questo, secondo il segretario di Stato, agevolerebbe le pressioni sull’Autorità palestinese per ottenere il disarmo del movimento fondamentalista e costringerebbe il presidente Abbas ad agire per non perdere l’appoggio di Stati Uniti e comunità internazionale.
Sharon non sente ragione e le ribatte che la partecipazione dei fondamentalisti al voto finirebbe soltanto con l’indebolire il presidente Mahmoud Abbas e non certo, come sostengono i palestinesi, a consolidarne l’autorità. «Non interferiremo con le elezioni, ma di certo non ci coordineremo con loro e non permetteremo alla gente di Hamas di operare o muoversi più di quanto abbiamo fatto finora» promette Sharon alludendo alle centinaia di arresti che hanno già falcidiato le fila di Hamas in Cisgiordania colpendo soprattutto i possibili candidati del movimento fondamentalista. Alla fine Sharon arriva perfino a ipotizzare l’abbandono della road map se Hamas entrerà nel governo dell’Anp. «Appoggiamo con tutto il cuore gli sforzi del presidente Bush per la democratizzazione in Medio Oriente, – ha concluso Sharon - ma non aiuteremo Hamas, non aiuteremo gli assassini d’ebrei neppure se partecipano alle elezioni».