Sharon: eliminate i capi della Jihad

Esecuzioni mirate per chi ha ordinato l’ultima strage. Chiusi i valichi con i Territori. Rapiti e rilasciati due occidentali

Marta Ottaviani

Dopo l’attentato di martedì a Netanya, che ha provocato la morte di quattro civili israeliani, il governo di Gerusalemme parte al contrattacco. Il premier Ariel Sharon ha lanciato già dall’altra notte nei Territori un’offensiva a tutto campo contro la Jihad islamica, pronunciando un duro discorso: «Ho ordinato alle forze di sicurezza di aumentare le nostre azioni e colpire i vertici della Jihad islamica. Non ci fermeremo fino a quando non avranno interrotto gli assassinii terroristici».
Un messaggio chiaro il suo, rivolto anche all’Autorità nazionale palestinese e al suo presidente Abu Mazen, accusato di «non fare nulla per combattere il terrorismo».
L’esercito israeliano è intervenuto a Tulkaren, città della Cisgiordania, restituita all’Anp appena due mesi fa, da dove proveniva la cellula che ha compiuto l’attentato di martedì. Cinque esponenti della Jihad sono stati arrestati. L’operazione, ha fatto sapere il generale Yair Golan, potrebbe durare alcuni giorni.
Ma, sempre ieri mattina, il premier israeliano si è mosso anche su un altro fronte. Sharon, infatti, ha firmato il decreto di chiusura ai non residenti delle 21 colonie poste nella Striscia di Gaza e delle quattro nel nord della Cisgiordania. Entro il 17 agosto dovranno essere tutte smantellate. Un gesto forte, troppo per i coloni che risiedono nella zona e che non hanno nascosto la propria contrarietà.
La più importante associazione che li rappresenta, lo Yeshua Council, ha sottolineato che «per la prima volta nella storia un primo ministro ebreo strangola le comunità ebraiche e dichiara una parte di Israele vietata agli Ebrei». Lunedì l’organizzazione ha preparato una manifestazione di protesta. Il consiglio dei coloni ha dichiarato che il provvedimento «calpesta i valori del sionismo e i diritti dei residenti della Striscia».
Due provvedimenti nel giro di sole 24 ore che dimostrano quanto sia complessa la partita che deve giocare il premier Sharon, che si dovrà battere su due fronti. Da una parte deve impedire che la lobby dei coloni, alla destra radicale, ai dirigenti di una parte del suo stesso partito (il Likud) e ai rabbini più ortodossi di bloccare il ritiro da Gaza, evitando nel contempo lo scoppio di una guerra civile o una lacerazione troppo netta nella società israeliana.
Dall’altra parte deve dare una risposta alla rinnovata violenza della Jihad, salvaguardando le trattative con il governo palestinese.
C’è poi la sua sopravvivenza politica all’interno del Likud, nel quale è sempre più in auge il suo rivale di sempre, il ministro delle Finanze Benjamin Netanyahu.
E ieri notte momenti di paura per due ostaggi, un austriaco e un britannico, rapiti sembra dai coloni e rilasciati poche ore dopo.