Sharon promette: «Puniremo chi ha ferito i soldati»

Gaia Cesare

È infuriato Ariel Sharon. E da ieri per lui non è più tempo di usare i toni commoventi dei giorni scorsi. Il suo appello corale, quello in cui esortava i coloni a «colpire» lui e non i soldati israeliani, ad «attaccare» lui e non i militari, assumendosi la responsabilità del ritiro, ieri si è trasformato in parole di rabbia. E in una promessa: chi si è scagliato contro gli uomini in uniforme verrà punito. Il premier israeliano ha voluto incarnare il sentimento prevalente della nazione, quello di orgoglio per il comportamento assunto dai soldati durante le operazioni di sgombero e di sconcerto per gli atti di rabbia che hanno anche portato al ferimento di qualche agente delle forze di sicurezza. Nove israeliani su dieci - riferisce il quotidiano Yediot Ahronot - si compiacciono del loro comportamento.
Disciplina, rispetto, pazienza. Messi di fronte a uno dei compiti più difficili della propria carriera - lo sgombero di altri ebrei - i militari israeliani hanno offerto al Paese una difficile prova di autocontrollo. Il coinvolgimento emotivo - riconoscono molti israeliani - non li ha fatti desistere di fronte al dovere, sofferto, di costringere i coloni a lasciare le proprie abitazioni. Il loro intervento è stato fermo ma rispettoso nei confronti dello strazio e della rabbia di alcune famiglie. Nonostante le ostilità e gli scontri, nonostante siano diventati il bersaglio dei loro stessi «fratelli», gli uomini e le donne in divisa sono rimasti impassibili anche di fronte al peggiore degli epiteti, quello di «nazisti» che qualcuno ha rivolto loro.
Per questo ieri Ariel Sharon è tornato a difenderli, usando toni molto più duri dopo i fatti di giovedì, quando gli oppositori hanno gettato vernice, sabbia e persino acido contro i soldati. Dopo le parole di stima e simpatia per quei coloni che hanno accettato con mesta dignità il loro destino, il primo ministro si è scagliato contro «i facinorosi barricatisi sul tetto della sinagoga di Kfar Darom». «Sono un gruppo di barbari - ha detto Sharon -. Attaccare così le nostre forze di sicurezza è un atto criminale». Per questo saranno perseguiti.
Anche per questo, oltre che per verificare l’evolversi delle operazioni di ritiro, Sharon si recherà la prossima settimana nella Striscia di Gaza, dove incontrerà gli ufficiali dell’esercito e della polizia che stanno dirigendo il lavoro di sgombero. «Le questioni sui tempi e la sicurezza dovranno essere regolate prima», ha detto una fonte dell’ufficio del premier.
La visita di Sharon - in un momento così delicato per la sua carriera politica - rappresenta un grosso rischio per il primo ministro, ora entrato nel mirino, oltre che degli estremisti palestinesi anche degli ultranazionalisti ebrei.