Sharon pronto ad andare al voto anticipato

Nei sondaggi per le primarie il rivale Netanyahu è sotto di 24 punti

Gian Micalessin

L’irruenza del nuovo avversario regala al vecchio Ariel Sharon quel che la politica gli ha negato negli ultimi mesi. Il terremoto scatenato da Amir Peretz dopo la conquista del partito laburista, la fretta di uscire dal governo, gli ultimatum lanciati all’indirizzo del primo ministro hanno alla fine rinsaldato il Likud, pronto ora a fare fronte compatto intorno al proprio leader. Lo dimostra un sondaggio interno al partito realizzato dal quotidiano Haaretz. Secondo quel rilevamento, se si votasse oggi per le primarie Sharon sconfiggerebbe il rivale Benjamin Netanyahu con un margine superiore ai 24 punti percentuali.
La fretta precipitosa dell’ex sindacalista Peretz sembra dunque rendere un ottimo servizio al premier che è pronto ad andare alle elezioni anticipate con alle spalle un partito mai così unito come ora. Costretto dopo il ritiro da Gaza a fare i conti con un Likud diviso e malmostoso, Sharon era già pronto a salutare tutti e a formare un nuovo partito pur di non affrontare le forche caudine di una sconfitta alle primarie. Così quando Peretz gli aveva chiesto un incontro a brevissimo termine per concordare la crisi di governo, il vecchio generale aveva temporeggiato rinviando l’appuntamento e prendendo tempo. L’esperienza e il fiuto politico gli han dato ragione. Se i due si incontreranno quest’oggi - come previsto - Sharon potrà affrontare la discussione in perfetta tranquillità, sicuro di aver tutto da guadagnare e nulla da perdere da un voto anticipato. L’unico a doversi preoccupare sarà Amir Peretz, costretto a fare i conti con un Arik nuovamente autorevole e nuovamente in sella al proprio partito. I risultati del sondaggio sulle primarie del Likud commissionato da Haaretz attribuiscono al premier il 47% dei voti contro appena il 23% di un sempre più perdente Bibì e il 9 per cento di Uzi Landau, capomanipolo degli ultrà di destra.
La stessa comparsa sullo scenario politico di Peretz - dato per sconfitto fino a poche ore prima dello scrutinio - dovrebbe in teoria dimostrare la scarsa affidabilità dei sondaggi sulle primarie, ma a ricompattare il Likud contribuiscono soprattutto il massimalismo e l’intransigenza dell’avversario. Non a caso lo stesso Uzi Landau ha promesso ieri piena fedeltà a Sharon in nome della lotta al comune avversario. «Se il primo ministro conquisterà la candidatura a primo ministro nelle primarie dovremo stringerci tutti attorno a lui, unirci tutti contro Amir Peretz».
Dunque oggi l’Amir Peretz arrivato per concordare una crisi verrà accolto come l’uomo della provvidenza. Sharon e i suoi fedelissimi, del resto, sembrano aver già deciso tutto anche senza di lui. Ieri il ministro degli Esteri, Silvan Shalom, parlando dalla Tunisia, dove guida una visita per molti versi storica, ha accennato apertamente a un voto entro marzo. «Se Peretz vuole le elezioni - ha detto - le avrà, e il mese di marzo sembra un buon mese». Subito dopo Shalom ha lanciato un appello all’unità del Likud ricordando come lotte e divisioni interne siano state l’'anticamera di tutte le passate sconfitte.
La missione guidata da Shalom e dal ministro della comunicazione Dalia Itzik al summit sulla comunicazione dell’Onu in corso a Tunisi viene intanto considerata come la possibile premessa per l’apertura di relazioni diplomatiche tra Israele e la Tunisia. Entrambe le parti mantengono per ora il più stretto riserbo sull’argomento. Non è però un segreto che dopo il ritiro da Gaza Paesi come Abu Dhabi, il Bahrein e il Pakistan stiano esplorando la possibilità di rapporti con lo Stato ebraico, e la stessa Arabia Saudita sembra pronta a mettere fine all’embargo commerciale.
La missione di Tunisi ha intanto reso possibile un doppio incontro tra Silvan Shalom e il presidente dell’Anp Mahmoud Abbas. Incontratisi per caso in mattinata, i due si sono rivisti nel pomeriggio per un colloquio concordato di cui non è stato reso noto l’argomento.
La missione del segretario di Stato americano Condoleezza Rice, che ha sbloccato l’accordo sul valico di Rafah, sembra aver contribuito anche ad ammorbidire la posizione israeliana sulla partecipazione di Hamas alle elezioni per il Parlamento palestinese. Benché Shalom abbia ribadito nel primo incontro di ieri con il presidente palestinese il «no» alla partecipazione dei fondamentalisti, altre fonti israeliane hanno fatto sapere più tardi che i candidati di Hamas verranno arrestati soltanto se sospettati di coinvolgimento in operazioni terroristiche.