Sharon ricuce lo strappo con Parigi «Lotta comune contro il terrorismo»

Washington irritata con lo Stato ebraico per le sue esportazioni belliche in Cina

Carlo Sirtori

Un pugno e una carezza. Mentre i rapporti tra Israele e gli Stati Uniti sembrano tendere verso i minimi storici, quelli tra lo Stato ebraico e la Francia, a dir poco complessi fin dai tempi della Guerra dei sei giorni (parliamo del 1967), non sono mai stati così buoni. Ieri, in poche ore, si sono infatti consumati il ravvicinamento diplomatico di Israele con la Francia e l’inizio di una rottura con Washington.
Mentre il premier Sharon, che da quattro anni non aveva occasione di ammirare la Ville lumière, ieri veniva accolto con calore all’Eliseo dal presidente Chirac, l’amministrazione americana (che versa a Israele due miliardi di dollari l’anno come aiuti per la sua difesa) si rifiutava di abolire le sanzioni imposte contro il suo principale alleato in Medio Oriente, colpevole di aver venduto armi alla Cina. E, nel corso della giornata, la tensione si è inasprita: Washington ha alzato la posta pretendendo dalla Knesset (il Parlamento israeliano) l’approvazione entro 18 mesi di una legge per rafforzare i controlli sulle esportazioni di prodotti dell’industria bellica, ed esigendo dal governo ebraico una dichiarazione formale di scuse accompagnata da un memorandum d’intesa.
Per tutta risposta, Shaul Mofaz, il ministro della Difesa israeliano, ha cancellato la sua visita a Washington, prevista per i primi di agosto.
Per quanto riguarda le buone notizie, il viaggio di Ariel Sharon a Parigi potrebbe assicurare a Israele un nuovo alleato nella delicata gestione dello sgombero da Gaza (previsto per metà agosto). La Francia, dopo molti tentennamenti, ha ormai riconosciuto la buona volontà dello Stato ebraico rispetto alla questione palestinese. E Israele, attraverso le parole pronunciate dal suo premier al momento dell’arrivo a Parigi, ha apprezzato gli sforzi francesi nel combattere l’antisemitismo (nei primi sei mesi del 2005 le aggressioni alle comunità ebraiche sono diminuite del 48%).
Libano e Iran sono stati i due argomenti principali dei colloqui. Numerosi i dossier discussi: il terrorismo, la minaccia nucleare iraniana, la partenza delle truppe siriane dal Libano, la lotta contro l’antisemitismo dilagante in Medio Oriente. E secondo la dichiarazione di un anonimo collaboratore di Sharon, Gerusalemme spera anche che la Francia abbia un ruolo attivo nella lotta al terrorismo. Senza arrivare a pretendere l’iscrizione di Hezbollah nella lista delle organizzazioni terroristiche riconosciute dall’Ue, in Israele ci si augura infatti che Parigi si impegni a bloccare i canali finanziari che alimentano, appunto, i terroristi di Hezbollah, Hamas e della Jihad islamica.