Sharon sta bene, ictus superato senza danni

Il capo del governo, che ha 77 anni e pesa 140 chili, non ha mai voluto rendere pubbliche le sue cartelle mediche: ma ora il mito della sua indistruttibilità ha subito un grave colpo

Gian Micalessin

Il generale bulldozer avrà 77 anni, ma tritura e digerisce tutto. Anche l’ictus. E 24 ore dopo se ne fa già beffe. Oggi Ariel Sharon stringerà la mano ai medici e tornerà nella sua residenza di Gerusalemme pronto con la destra a riprender in mano il Paese e con l’altra a mandar a «quel paese» chi ipotizzava una sua dipartita. «Be’, forse è un po’ troppo presto, non vi pare», ripeteva con una risata ai giornalisti che domenica notte gli chiedevano se nominerà un sostituto. Del resto cosa poteva dire? Li aveva convocati per dimostrare d’esser lucido e cosciente. Per scacciare il fantasma di un Paese senza guida, di un partito senza leader, di un negoziato senza futuro.
I medici per ora confermano l’ottimismo del paziente. A sentire Tamir Ben Hur, primario del reparto di neurologia dove il premier è stato curato, il minuscolo coagulo sanguigno all’origine dell’ictus «non lascerà né danni, né tracce evidenti» e «non si ripeterà». Sharon, inoltre, è rimasto sempre pienamente cosciente. «Non c’è stata paralisi – assicura il primario - e dal punto di vista medico non c’erano segni di confusione». Insomma, al premier per guarire basta qualche buona dormita. «Se nei prossimi giorni si riposerà tornerà in piena efficienza», ha detto Ben Hur sottolineando come il coagulo sia il risultato di un leggero malfunzionamento cardiaco frequente anche tra persone sane.
Sharon ha ricevuto attestati di stima e auguri un po’ da tutto il mondo. Da segnalare quelli tempestivi del «nemico» Mahmoud Abbas, della Casa Bianca e di Javier Solana a nome dell’Unione Europea. Dall’Italia sono arrivati un messaggio del premier Silvio Berlusconi e un augurio del ministro degli Esteri Gianfranco Fini, che ricorda come il Medio Oriente abbia bisogno di lui.
Il segretario di gabinetto Ysraele Maimon ha invece descritto il «grande malato» intento già ieri mattina a passeggiare per la stanza senza bisogno di aiuto. «Era di umore eccellente e non aveva né sul volto né sul corpo alcun segno di quel che era successo». Un ritornello dell’ottimismo ribadito dal medico di fiducia Boleslav Goldman. «Non c’è dubbio che quanto successo è stato qualcosa di molto lieve».
Se la diagnosi medica indica una piena e sicura guarigione quella politica non trasuda altrettanto ottimismo. Lasciando l’ospedale il generale bulldozer si trascinerà dietro due incognite. La prima è quella sulle sue reali condizioni di salute. La seconda riguarda il futuro del Paese e del Medio Oriente senza di lui. A Sharon della propria salute non piace parlare. Sa di essere sovrappeso. Sa che anche per un triturasassi come lui quei 140 e passa chili a 77 anni sono un rischio mortale. Sia dal punto di vista fisico che politico. Già nel 2001 i suoi avversari cercarono di sfruttare le voci di qualche confusione mentale aggravata da una progressiva sordità. Sharon li ha sempre smentiti esibendo spregiudicato tempismo e fulminee capacità decisionali. Ma non ha mai reso pubbliche le sue cartelle cliniche. «Non voglio far del male ai miei avversari», ha sempre scherzato ricordando i molti novantenni della sua famiglia.
Da oggi le battute non bastano più. La rivoluzione politica innescata sul fronte interno abbandonando il Likud e - a livello regionale – lasciando Gaza e promettendo la nascita dello Stato palestinese, fanno di lui un personaggio indispensabile. Per continuare ad esserlo Sharon deve da oggi offrire garanzie di continuità. Deve scegliere tra ministri e deputati che l’hanno seguito nell’avventura di Kadima chi far sedere alla propria destra. E deve anche definire con maggior chiarezza le tappe di un percorso negoziale affidato fin qui alla sua personale improvvisazione. Se non lo farà sia i laburisti sia il Likud, due partiti assai meno legati di Kadima al proprio leader, se ne avvantaggeranno. E anche a livello internazionale il suo prestigio si manterrà intatto soltanto se saprà allegare a obbiettivi e visioni politiche le istruzioni per l’uso in caso di momentanea o definitiva assenza.