Sharon Stone: "Sono pronta per fare la regista"

Intervista con l'attrice in prima linea nella lotta all'Aids che ha finito di girare "Streets of blood", un giallo che si svolge in Louisiana dopo l'uragano Katrina

Los Angeles - Quando si incontrano di persona attori e attrici, molto spesso si prova delusione e nel contempo una certa forma di consolazione: non sono quasi mai belli e glamour come nei film o nelle foto, e se non fossero famosi non ti gireresti nemmeno a guardarli incrociandoli per strada. Sharon Stone è l’eccezione che conferma la regola: la vedi e dici: «Accidenti! Ma come fa ad essere ancora più bella dal vivo che sul grande schermo?». Statuaria in un aderentissimo abito da cocktail grigio firmato Cavalli, Sharon Stone emana una luminosità ipnotica, e non stiamo parlando dei gioielli che sfoggia nella nuova boutique Damiani di Rodeo Drive, la via dello shopping di Pretty Woman per intenderci, in quanto testimonial della nuova campagna pubblicitaria della maison italiana. Da anni Damiani usa star del cinema per promuovere le proprie creazioni, da Brad Pitt & Jennifer Aniston a Nastassja Kinski, da Sophia Loren a Gwyneth Paltrow, ma la nuova campagna, firmata dal fotografo norvegese Solve Sundsbo, è la prima che potremmo definire propriamente cinematografica. In essa Sharon Stone interpreta infatti grandi donne del mito e della storia, da Eva a Giovanna d’Arco, dall’aviatrice Amelia Earhart alla prima donna ad attraversare la Manica a nuoto. «Mi sono lanciata in questa campagna perché mi piaceva l’idea di raffigurare momenti iconici nella storia femminile e nella vita di una donna, momenti vincenti in cui una donna si sente al top», mi spiega la signora Stone. «Tutti questi personaggi, la garçonne e la fatalona, la figura misteriosa alla Casablanca e la sognatrice, sono tipologie femminili che hanno influenzato alcuni dei miei ruoli, o potranno influenzarli in futuro».

Si dice in giro che tra i futuri ruoli di Sharon Stone ci sia anche quello di regista. Cosa c’è di vero?
«Tutto. Ho intenzione di dirigere il mio primo film molto presto. Mi sento finalmente pronta e a mio agio con questa possibilità. Ho avuto la fortuna di lavorare con registi meravigliosi e ho imparato molto da loro. Sto discutendo i finanziamenti per diversi progetti che mi intrigano, e spero che presto riusciremo ad avere l’ok per iniziare».

Non ha comunque intenzione di abbandonare la carriera di attrice: il suo carnet di ballo, o meglio di recitazione, è sempre molto pieno...
«Ho appena finito di girare Streets of Blood, un poliziesco molto intenso diretto da Charles Winkler con Val Kilmer e 50 Cent che si svolge in Louisiana subito dopo l’uragano Katrina. Ho altri progetti, ma cerco anche di bilanciare il lavoro con la famiglia e l’impegno umanitario, per passare il maggior tempo possibile coi miei figli, e continuare l’attività a favore della ricerca contro l’Aids, per cui ho raccolto centinaia di milioni di dollari nell’ultimo decennio».

La famiglia, e i tre figli adottivi di cui Sharon Stone difende strenuamente la privacy, è uno dei pilastri su cui l’attrice basa le sue scelte.
«Anche la mia collaborazione con Damiani è nata dall’importanza che attribuisco alla famiglia. Avevo già collaborato col gruppo Damiani e ho voluto lavorare nuovamente con loro perché è un’azienda di famiglia, sono persone di grande integrità di cui sono diventata amica».

In maglietta o abito da sera, Sharon Stone è una di quelle donne la cui bellezza non smette di affascinare nemmeno a cinquant’anni. Il suo segreto?
«In generale evito di usare cose che penso facciano male. Non bevo liquori forti, non fumo, non prendo droghe. E ho una vita felice, penso che essere felici sia importante per sentirsi bene e rimanere attraenti. Ma devo anche confessarle che ho dei genitori bellissimi. Tutta la mia famiglia in verità ha un’aspetto particolarmente giovanile, è strano, al limite del bizzarro. Forse dovremmo studiare il nostro Dna e commercializzarlo. Siamo un po’ una famiglia alla Dorian Gray, anche se le assicuro che non abbiamo ritratti in soffitta che invecchiano al nostro posto».