Sheffield ringrazia Dio per avere creato il calcio

da Sheffield

Tra tutti i doni divini per cui l'umanità nel corso dei secoli ha scelto di ringraziare l'Altissimo, il calcio non era ancora fatto la propria comparsa. La lacuna - gravissima come ognuno può comprendere - è stata colmata qualche giorno fa a Sheffield, città di circa mezzo milione di abitanti del Centro-Nord inglese, sinuosa di colline, un tempo nota per l'industria dell'acciaio e più modestamente, in tempi recenti, per il film The full monty, in cui operai siderurgici disoccupati mettevano in scena ironici spogliarelli per mettere assieme qualche striscia di bacon in più. In cattedrale, infatti, si è svolta una funzione chiamata Thanksgiving for football, dunque un vero e proprio ringraziamento a Dio per avere creato o, causa impegni probabilmente più seri, perlomeno ispirato la creazione del football, che non per nulla in Gran Bretagna si è sempre giocato di sabato, perché il settimo giorno, domenica, ci si riposa (o si lava l'auto in giardino).
La celebrazione, di rito anglicano, ha rappresentato uno dei momenti più significativi della festa per i 150 anni del club calcistico più antico del mondo, lo Sheffield Fc (da non confondere con Sheffield Wednesday e Sheffield United), attualmente impegnato, da neopromosso, nella Unibond League, otto campionati al di sotto della Premier League, unica società assieme al Real Madrid ad avere ricevuto dalla Fifa l'Order of Merit per i servizi resi al calcio. Esattamente il 24 ottobre 1857 William Prest e Nathaniel Creswick formarono ufficialmente quello che fu noto per un po' come Sheffield Foot Ball Club: da anni si giocavano varie forme di calcio o calcio-rugby, ma solo quel giorno, e per un motivo molto comune (i due erano giocatori di cricket e cercavano una maniera di restare impegnati nei mesi freddi), si mise nero su bianco la costituzione di una squadra che poco alla volta raccolse avversarie e contribuì a innovazioni quali l'utilizzo della traversa al posto di un cordino.
L'ispirazione divina non è chiarissima, ma non importa: in Cattedrale i celebranti sono entrati, a banchi pieni, seguiti dagli ospiti più importanti tra cui Sepp Blatter, che dello Sheffield Fc è socio pagante (25 sterline l’anno) come del resto Sven Goran Eriksson, Ian Rush ed Eric Cantona, e Luis Suarez, inviato da Massimo Moratti in sua rappresentanza e la cui grandezza come giocatore è stata sottolineata da Blatter alla platea nella successiva cena di gala, in cui il massimo rappresentante del calcio mondiale è parso più un appassionato che un burocrate, anche se a tradire questo secondo aspetto è stata la lunghezza del suo intervento.
Ma perché Suarez? Facile: l'Inter ha accettato di giocare un'amichevole, con la squadra Primavera, giovedì 8 novembre, al Bramall Lane, lo stadio dello Sheffield United, alla presenza anche di Pelè. E quella sera ci saranno anche Moratti e forse Roberto Mancini. Per l'asta benefica seguita al Thanksgiving, poi, Moratti ha donato due biglietti per il derby del 23 dicembre, che sono stati aggiudicati per 1400 sterline (oltre 2000 euro) al presidente dello United, Terry Robinson. Miracoli di un club di persone perbene che ha voluto festeggiare i 150 anni nella consapevolezza che il proprio posto nella storia è dovuto a quelle origini e non al proprio presente, ma che nel rendere omaggio al calcio ha toccato i tasti giusti: difficile non commuoversi in chiesa all'esecuzione corale di Abide with me, canto religioso molto diffuso e che guarda caso ha sempre fatto parte del prepartita delle finali di Coppa d'Inghilterra (anche di rugby), e alla cena alla chiusura con You'll never walk alone, intonato da un soprano alla quale si è poi unito il resto della sala, Blatter compreso. E pazienza se in cattedrale il reverendo Giles Fraser aveva ammesso di essere tifoso del Chelsea. Un peccato grave agli occhi dei presenti: l'assoluzione se l'è data da solo.