SHEL SHAPIRO Il ribelle che fa cantare generazioni

Se Shel Shapiro non fosse calato dall’Inghilterra con il suo pittoresco angloitaliano, i suoi capelli lunghi e soprattutto il frescosound della sua chitarra elettrica il beat italiano non sarebbe stato lo stesso. Anima dei Rokes, Shapiro ha portato un tocco esotico nella nostra musica grazie a brani come Piangi con me, Bisogna saper perdere, È la pioggia che va ma soprattutto Ma che colpa abbiamo noi, la sua versione italiana di Cheryl’s Going Home che ha fatto dimenticare l’originale e che è diventato l’inno ribelle di casa nostra. Ma Shel non è uno che vive di nostalgia; ha sciolto i Rokes nel 1970 ed è diventato autore, arrangiatore e produttore per artisti come Mina, Patty Pravo, Cocciante (ha riscritto alcuni testi di De André per Patti Smith). Ha fatto il cinema, la tv e continua a rimettersi in gioco. I suoi capelli (beato lui) sono lunghi come quando aveva vent’anni, è scheletrico come allora e più creativo che mai. Domenica è stato la voce recitante al Conservatorio in Pierino e il lupo; tra pochi giorni partirà con un’opera musical teatrale insieme ad Edmondo Berselli e stasera torna in concerto al Blue Note con un suggestivo show acustico. «Qualcuno potrebbe pensare che la mia presenza al Blue Note sia stridente - suggerisce Shel - ma io sono fiero di suonare nel tempio del jazz, la più complessa tra le musiche popolari, e spero di essere ben accolto dal pubblico. A parte il concerto di due anni fa al Mazdapalace sono una decina d’anni che non suono in un club milanese, per me è un banco di prova importante».
Come sarà il concerto?
«Un tuffo nel mondo acustico. Suono con un quintetto con fisarmonica, piano, dobro, mandolino, rileggendo i miei brani e qualche classico del rock senza rete. Non ci sono effetti speciali a coprire eventuali errori. Non posso barare; come sempre cercherò di essere onesto e di metterci tutta l’anima».
Non dica che un capitano di lungo corso come lei è emozionato...
«Un po’ sì e anche curioso. L’ultima volta che suonai a Milano, al Mazdapalace, imperversava un uragano eppure vennero ad ascoltarmi almeno ottocento persone. Un bel segno d’affetto. Vedremo stasera. Oggi è difficile comunicare con i fan; se non passi dalla tv in prima serata non hai visibilità».
Lei è un artista che non conosce la nostalgia.
«Vivo nel presente. Un tempo i Rokes erano più famosi di Vasco Rossi, poi le generazioni cambiano, bisogna sapersi adattare. Ho continuato a scrivere, a incidere e i fan mi sostengono. Ma che colpa abbiamo noi è diventato l’inno dell’utopia rivoluzionaria in Italia, ha un valore storico ma non vorrei essere identificato solo con quel brano. Anche da solo ho scritto pezzi importanti come Per amore della musica».
Si è dato anche all’opera al Conservatorio con Pierino e il lupo.
«Sì, sotto la direzione di Amedeo Moretti; con la mia voce ho cercato di renderlo buffo per i bambini. È una lettura viva, colorita, vuol divertire».
E poi c’è lo spettacolo con Berselli.
«Si intitola Sarà una bella società (da una frase di Che colpa abbiamo noi) e racconterà la nostra storia attraverso le canzoni che hanno cambiato il nostro modo di pensare».
Quali?
«Quelle di Dylan, dei Beatles, di Hendrix, di Springsteen, degli U2 e naturalmente Ma che colpa abbiamo noi».
Shel Shapiro
Blue Note via Borsieri 37
stasera ore 21
info 899700022