La Sherlockiana, con la passione del Giallo

Clima casalingo e tra un caffè e un aperitivo si può magari incontrare Salvatores o Lucarelli, Fazio o Faletti

Poche librerie come la Libreria del Giallo (nota anche come “la Sherlockiana”) di Tecla Dozio, a due passi dall’Arco della Pace, manifestano così apertamente la loro vocazione a punto d’incontro. Né la connotazione specialistica tragga in inganno: è vero che qui il novanta per cento dei volumi ha a che fare con il thriller e il poliziesco, ma non sono solo i lettori o gli autori “di genere”, o i collezionisti accaniti, a ritrovarsi in queste stanze, a scadenze regolari. Il clima è casalingo; un caffè, un aperitivo o perfino un piatto caldo non si nega a nessuno. È talmente in controtendenza, questo negozio, da non sembrarlo neppure, un esercizio commerciale. È una felice eccezione, che basa il suo equilibrio, anche economico, sull’atmosfera di umanità che è in grado di infondere. «Ho fatto la libraia tra il 1968 e il 1972» spiega Tecla Dozio. «Poi ho ripreso l’attività nel 1990, in trenta metri quadrati in piazza San Nazaro in Brolo, dietro l’Università statale. E dal 1998 sono qui». Gli affari come vanno? «Malissimo, grazie. Non riesco a viverci, nonostante un giro di circa duemila clienti abituali. E nonostante le presentazioni, le letture pubbliche e le feste, una, due volte la settimana». In effetti, anche le grandi catene organizzano ormai continue manifestazioni... «Sì, ma la differenza tra loro e noi è che loro non formano i lettori. Non c’è quasi rapporto tra un commesso di una grande libreria e il potenziale lettore. Tant’è vero che quest’ultimo il più delle volte si disaffeziona. Fa un giro di perlustrazione e poi compra altro, programmi per computer o gadget».
Il gadget alla libreria del Giallo è fortemente evitato. Il valore aggiunto viene fornito dalla possibilità di incontrare o addirittura frequentare i propri autori preferiti. Di qui sono passati quasi tutti. Da Ed McBain a Jeffery Deaver, da Ruth Rendell a Anne Perry, da Fruttero-Lucentini a Manuel Vázquez Montalbán. Fa eccezione Stephen King, che viaggia di rado perché ha paura dell’aereo. «Ma c’è stato James Ellroy», racconta Dozio. «Il peggiore di tutti. Eravamo ancora nell’altra sede. A un certo punto ha deciso che preferiva abbaiare anziché parlare. Poi se l’è presa con uno del pubblico accusandolo di insidiargli la moglie. Infine è uscito a far pipì sul portale della chiesa accanto. E nessuno ha avuto il coraggio di contraddirlo». Per fortuna gli autori non sono tutti così molesti. «Michael Connelly ha interrogato a lungo i suoi lettori, chiedendo umilmente il loro parere. Elizabeth George, stanchissima al termine di una lunga tournée, aveva promesso una visita di dieci minuti e si è fermata più di due ore. Tra gli estimatori italiani della libreria di Tecla ci sono Andrea Camilleri e Giorgio Faletti. Alcuni autori, nati e cresciuti sotto la sua ala protettrice, le dichiarano eterna riconoscenza: tra loro Carlo Lucarelli e Andrea Pinketts. Fra i clienti fedeli si contano personalità di spicco, «come Gabriele Salvatores, che una volta dimenticò il Bancomat, e così seppi che era lui. Non sapevo che faccia avesse. Comprava libri sanguinosi e diceva che erano per sua madre. Anche Ivan Graziani era un mio buon cliente, e Oliviero Diliberto». Ma la libreria è bipartisan, «ci veniva anche Bettino Craxi, appassionato di Sherlock Holmes». Oggi non è raro incontrare Fabio Fazio, o il giornalista del Tg4 Filippo D'Acquarone, o i cabarettisti Dario Vergassola e Flavio Oreglio. Tutto questo non esisterebbe se alla base non ci fossero passione e volontariato, che ruotano intorno all’associazione culturale Giallo&Co, e alle onnipresenti figure di Maria Luisa Pellegrini, Renato Naldini e Claudio Del Maso. Alcuni frequentatori abituali dichiarano di sentirsi meglio qui che a casa loro. Una frase che suona quasi come un delitto, ma un delitto perfetto.