Sheva al Chelsea, ma il Milan salva Kakà

Franco Ordine

nostro inviato a Milanello

«Vogliamo chiudere al meglio, con 88 punti». Le parole di Carlo Ancelotti tagliano a fette la tensione e cadono nel vuoto dell’ultimo sabato di campionato persino le notizie che raccontano dell’influenza di Costacurta o degli acciacchi di Vogel. «Abbiamo solo l’1% di possibilità di vincere lo scudetto» spiega sempre Ancelotti per definire anche le dimensioni dell’interesse nei confronti di uno scudetto ormai soppiantato da intercettazioni e avvisi di garanzia. Così l’argomento caldo che tiene i tifosi inchiodati al sito rossonero e alle dichiarazioni ufficiali dei dirigenti riporta alla luce il caso Shevchenko e la sua partenza per Londra. Destinazione Chelsea. Qui Ancelotti gioca a carte scoperte. «Io sapevo, Sheva me ne aveva parlato, non è stata una sorpresa la frase del presidente Berlusconi» il primo chiarimento. «La società sta valutando le soluzioni ma non si farà per forza. E comunque al suo posto arriverà un altro grande giocatore» la garanzia fornita. Ecco il punto chiave, allora. La questione tecnica. Drogba, proposto dal Chelsea, in parziale contropartita, non riscuote il consenso dell’allenatore che invece punta su Henry e su Eto’o.
«I tifosi devono sapere che non è il Milan che cede Shevchenko ma è Shevchenko che chiede, in modo perentorio, di essere ceduto». Nella scia di Ancelotti, tocca ad Adriano Galliani fissare per conto della società la condizione chiave perché il Milan possa lasciar partire verso Londra l’attaccante ucraino. «Io che non ho fatto in tempo a vedere Nordahl, lo considero il più prolifico attaccante della storia rossonera» segnala ancora il vice presidente vicario e qui si innesta la politica societaria. «In venti anni di gestione Berlusconi il Milan non ha mai venduto un giocatore per fare cassa. Eppure di occasioni ne abbiamo avute. Il Real Madrid, prima di andare a Torino dalla Juve per ottenere Zidane, si presentò a Milano e offrì la cifra di 140 miliardi. Il Chelsea ha bussato alla nostra porta nell’estate del 2004 e ha ricevuto un no, ha ribussato nell’estate del 2005 e ha ricevuto un altro no. Grazie a Berlusconi, il Milan non ha bisogno dei soldi di Abramovich» la ricostruzione storica di una trattativa rimasta in piedi da almeno due anni e che mette il Milan al sicuro da un altro appetito del miliardario russo. In un recente incontro con l’agente di Henry, pronto a dire no al trasferimento dall’Arsenal al Chelsea, Abramovich qualche settimana fa espose il suo piano. «Noi siamo una bella squadra ma ci mancano le stelle. E le stelle, attualmente, sono soltanto quattro: Ronaldinho, Kakà, Henry, Shevchenko». Ecco il retroscena clamoroso: gli emissari di Abramovich, nell’attesa di vincere le resistenze della famiglia Shevchenko, han preso a corteggiare anche Kakà. Il trasferimento dell’ucraino alla corte di Mourinho mette al sicuro la permanenza del brasiliano nel Milan, blindato con un contratto molto lungo dallo stesso Galliani.
Terza tessera del puzzle. Shevchenko deve sapere che il Milan può soddisfare la richiesta del suo bomber «a condizione di trovare sul mercato un calciatore all’altezza». Nelle parole di Galliani è questa la condizione delle condizioni su cui si regge tutta la complessa trattativa che può partire dalla prossima settimana lungo l’asse Milano-Londra. I tempi sono stretti anche su questo fronte. Entro metà giugno, intorno all’inizio dei mondiali, la pratica dev’essere chiusa. Il primo passo è quello di Henry che ha annunciato di definire il suo futuro subito dopo la finale di coppa Campioni, previsto per mercoledì sera a Parigi. Dopo la mossa del francese, vanno a dama tutte le altre di Barcellona, Milan e Chelsea.