Sheva e Gilardino, la coppia d’oro fa volare il Milan

Il Diavolo parte malissimo con un Treviso modesto. Sblocca l’ucraino su rigore quattro mesi dopo Istanbul

nostro inviato a Padova
Né squilli di tromba, né rullii di tamburi. Il Milan passa in carrozza nel Veneto rossonero al cospetto di un rivale minuscolo ma non può menar vanto per lo 0 a 2 di ieri. È il primo successo arpionato di giorno. Vince ma non convince, tradendo così il primo dei comandamenti della real casa. E di questo bisogna discutere, non certo del resto. Dei motivi che impediscono d’apparecchiare calcio decente per mezz’ora dinanzi al volenteroso Treviso, che il suo allenatore dispone a guisa di provinciale d’altri tempi, tutti dietro a difendere lo scalpo di Zancopè. Qualche giustificazione, prima di affondare la critica: tempo bello, quasi estivo, prato secco e perciò con qualche rimbalzo irregolare. Ma il Milan parte male, anzi malissimo. I primi dieci minuti sono da cancellare. Seedorf, con le sue cadenze da ballerino di tango, ne è il simbolo. Ancelotti, che è la pazienza fatta persona, a un certo punto sgabbia dalla panchina infuriato. Dovrebbe avere il coraggio di procedere a un cambio clamoroso per trovare credito tra i suoi e considerazione in tribuna stampa. Ma lui, adorabile persona, non è un cuor di leone. E così cede. Fa una sgridata e poi si acquieta. Un classico. Di discutibile utilità.
Per venti minuti, il Treviso sfiora il cielo con un dito. Davanti Reginaldo, con le sue incursioni in velocità, mette qualche apprensione alla difesa rossonera diventata un concentrato di ansia e insicurezza. Un paio di volte il portierone brasiliano deve uscire in modo spericolato: non è nelle sue corde e infatti sta per provocare qualche pasticcio, come accade all’avvio della ripresa. Appena il Treviso tradisce tutta la sua impotenza e la sua ridotta cifra tecnica, il Milan prende il largo grazie ai suoi due attuali, strepitosi fuoriclasse. Uno è il re di Kiev e di Milanello, si chiama Shevchenko e appena si affaccia, palla al piede, dalla parti dell’area veneta, procura brividi alla difesa locale. L’altro è l’ultimo artista arrivato dal Brasile a miracol mostrare. Si chiama Kakà e fa rima spesso col gol e con le prodezze balistiche. Qui, invece di segnare, o di infilare un paletto dietro l’altro con una corsa di 30-40 metri, delizia la platea con una serie di giocate che sono da filmare e da far rivedere nelle scuole calcio. Non segna, è vero, lo maltrattano in modo indecente (e l’arbitro nel primo tempo sta a guardare) ma poi devono arrendersi dinanzi alle sue magie. Due su undici sono una percentuale deprimente per chiunque, figurarsi per il Milan che ha bisogno di ben altre prestazioni per salire alla ribalta e imporsi all’attenzione della Juve strepitosa di questi nostri giorni. È vero, dietro la coppia più in forma del momento milanista, ci sono Gattuso in crescita, Maldini che regge sempre e Pirlo che ha ogni tanto qualche trovata delle sue, ma è il coro che stecca, è la musica che difetta. E con la musica anche taluni orchestrali di qualche spessore, come Seedorf per esempio, oppure Serginho.
Per mettere al muro il Treviso, c’è bisogno di un rigore. Un rigore sacrosanto, naturalmente. Che può scatenare, in tribuna, solo l’ira funesta e il comportamento irresponsabile di un tribuno della plebe, il pro-sindaco di Treviso Gentilini, mentre risulta netto e lampante alle immagini tv e anche alle prime impressioni dalla tribuna. L’intervento di Zancopè su Gilardino, lanciato da Sheva, non è solo da rigore: ci sono anche gli estremi per un cartellino giallo. Dal dischetto Shevchenko recupera la precisione dispersa in quella sciagurata notte di Istanbul, contro il Liverpool. È da allora che non calcio un rigore. Nella ripresa, migliora appena appena lo spettacolo, mentre si aprono le frontiere al contropiede. E qui l’attenzione si sposta tutta su Gilardino che resta il terminale dell’attacco. Firma un gol facile facile dopo un triangolo Pirlo-Gattuso, chiuso con un tuffo sul secondo palo. Altri ne manca per questioni di centimetri. Ma non bisogna prendersela con lui che ha il gol nel sangue e sta lentamente concludendo l’apprendistato nel nuovo gruppo. A uno così non si può certo rinunciare.
Per concludere: un Milan così può passare indenne il viaggio a Gelsenkircken, contro lo Shalke 04, in coppa Campioni? La risposta, per ora, è una sola: difficile, molto difficile. Ci vuole ben altro, caro Ancelotti.