Sheva risveglia il Milan: è goleada «scaccia-crisi»

L’ucraino subito a segno dal dischetto, raddoppia grazie a una magia di Kakà

Franco Ordine

da Milano

Facciamo finta che tutto va bene, al Milan e dintorni. Il risultato è di quelli che inchiodano al muro anche i critici più esigenti: 4 a 0 sul Messina, una serie di belle parate da parte di Storari e qualche errore di mira degli attaccanti. L’attacco (con 36 gol) di Ancelotti è il migliore del campionato, insieme con la Juve. Segno che la squadra è fedele al proprio dna ed esalta le sue caratteristiche tecniche: se lo lasci giocare, ti può allagare col calcio geometrico e con le virtù dei suoi campioni di razza, concentrati in attacco. Gilardino fa progressi strepitosi più nelle pieghe del gioco che nel tabellino dei marcatori: un solo sigillo, l’ultimo, il 4 a 0, siglato a fine partita, d’accordo, ma una serie di giocate che dimostrano la maturazione del centravanti e l’utilità prim’ancora della generosità. Spese le sue migliori energie a favore di Bobo Vieri con un paio di assist da spingere in porta. Da applausi uno, da fischi l’altro che continua a collezionare figuracce.
Si sveglia anche Shevchenko, tornato a fare centro su azione dopo una vita (a Cagliari il precedente) grazie a un tacco di Kakà, il vero mago del circo Milan. L’ex Pallone d’Oro è all’inseguimento di Altafini e Rivera nella classifica degli specialisti di marchio rossonero. Alle viste altre celebrazioni del suo talento balistico: è a quota 159. Poi c’è il quinto consecutivo squillo di Pirlo su punizione (dopo Juve, Udinese, Lecce, Schalke 04), tutti a San Siro a dimostrazione che è essenziale l’allenamento col pallone usato. Per completare una domenica finalmente allegra e spensierata altre due annotazioni: la prima riguarda la difesa (neanche un gol subito, quasi un record), la seconda invece prende nota del ritorno in campo di Massimo Ambrosini, uscito dopo la Lazio per un infortunio scoperto in ritardo dallo staff medico.
Facciamo finta, allora, che tutto va bene nel Milan e dintorni. E invece non è affatto così. Perché come al solito, prima di chiudere il conto con il Messina, la difesa malandata (assenti Cafu, Nesta e Maldini tra acciacchi vari, problemi familiari e squalifica) rimedia un paio di rischi che consentono al Messina di sfiorare l’1 a 1. Clamoroso è l’assolo di Sculli, sulla destra, va via a Serginho che se lo perde come un principiante, prende la mira ma poi non trova il secondo palo di Dida, protagonista di qualche uscita incerta e impacciata. Il portiere si riprende nella seconda frazione appena la squadra, grazie a un doppio consecutivo tacco (di Gilardino il primo, di Kakà il secondo) allestisce il 2 a 0 che è una pietra tombale sulle speranze e sulle aspirazioni del Messina. Questa è l’ombra più inquietante che si allunga sulla serata milanista, nonostante il 4 a 0 che prende consistenza nella ripresa quando il Messina cede di schianto.
Facciamo finta che tutto va bene, nel Milan e dintorni. Ma il vero passaggio chiave per autorizzare un leggero ottimismo è quello prossimo, mercoledì sera a Livorno, una specie di inatteso spareggio con Donadoni e la sua banda per la Champions ché all’inseguimento della Juve ci credono e ci sperano davvero in pochi. Da oltre due mesi il Milan non vince fuori casa, l’ultimo successo datato 26 ottobre, a Empoli, in Toscana, grazie ai guizzi di Gilardino e Vieri, 3 a 1: anche questo dato induce a qualche riflessione. Se l’attaccano, la squadra di Ancelotti soffre e sbanda. Scontati i recuperi di Maldini e Nesta in difesa, improbabile quello di Inzaghi destinato ieri pomeriggio a partire al fianco di Sheva e fermato da un piccolo acciacco muscolare rimediato nell’allenamento di venerdì. Previsto per oggi un controllo clinico.