Shirley Manson: «Voglio diventare l’anti Madonna»

«Dopo il tour potremmo anche scioglierci»

Paolo Giordano

nostro inviato a Trieste

Shirley Manson, lei è la perfetta rockstar a metà: una dea per i suoi fans (tanti), una sconosciuta per gli altri (di più).
«Forse perché ho registrato il mio primo disco con i Garbage quando avevo già ventott’anni. Datemi tempo...».
Garbage significa spazzatura.
«Spesso nel bidone finiscono le cose più utili: il nostro è un invito a non fidarsi delle apparenze».
A Trieste per Isle of Mtv vi hanno aspettato cinquantamila persone in piazza Unità d’Italia.
«Finora tutta la nostra tournée europea è stata un trionfo, meglio non avrebbe potuto andare. E anche qui ringrazierò i fans per i dieci anni di supporto».
Più che un arrivederci sembra un addio.
«Non so che cosa potrà succedere al gruppo dopo la fine di questo giro di concerti».
Sbagliato: solo Shirley Manson forse non lo sa. Ma i suoi occhi lo dicono chiaro anche qui, nel camerino che s’affaccia sul mare, mentre imbarazzati fuggono lo sguardo dei suoi compagni. D’altronde lei ha un caratteraccio, mica per caso è scozzese e ripete sempre che «canto per sbaglio, in realtà non so far nulla» e sotto questa sua armatura scontrosa lascia brillare solo gli occhi. Stasera sono bistrati di un indaco tropicale e tre ore dopo sul palco, mentre lei scorrazza su due stivaloni neri, si godranno un lungo applauso, strano e malinconico e affettuoso. I Garbage hanno inciso quattro ciddì di rock chitarroso ed elettronico che è diventato più che altro una rampa di lancio visto che il batterista Butch Vig ormai è un produttore superstar e lei, Shirley Manson, la primadonna delle seconde file. Con la sua rabbia cosmetica è diventata la più fascinosa tra le ragazze cattive, ossia un modello per haute couture e pure per centri sociali, ha insomma il fisico e ancor più il ruolo di chi è pronta a passare davanti e a guardarsi finalmente il mondo dalla prima fila.
Se ci fa caso, da vent’anni le cantanti in carriera provano a imitare Madonna.
«Lei è unica, si è trasformata, è cambiata e perciò, più che per i suoi cloni, ha lasciato spazio per i suoi opposti».
Lei?
«Io».
Si candida?
«Forse».
I Garbage sono un gruppo con quattro motori. Come hanno fatto ad andare avanti insieme per dieci anni?
«Dopo un po’ si è creata la nostra empatia. È quella che ci ha fatto sopravvivere ai litigi o alle stanchezze reciproche».
Perché il vostro ultimo ciddì si intitola Bleed like me (Sanguina come me - nda)?
«Il sangue è la nostra forza vitale. Quando lo dai o quando lo ricevi, è la vita che passa attraverso di te».
Sembra di sentir parlare Pedro Almodóvar.
«Se mi chiedesse di girare un film per lui, lo farei di corsa. Per lui o per Lynch».
Mai successo?
«Finora mi hanno proposto solo ruoli tipo ballerina da night o wonder woman con bombe e mitra. Non fanno per me, io sono un tipo tranquillo, faccio windsurf, vado ai concerti, appena posso uso il computer e scrivo email al mio amore. Normalissima, quindi».
Il concerto è iniziato con I think I’m paranoid (penso di essere paranoica - nda).
«Se credi in qualcosa, può diventare paranoico. Tutti noi lo siamo e fino a un certo punto è anche giusto».