Shopping in crisi, i commercianti di Brera: «Fate tornare i venditori abusivi»

I locali: «La gente veniva anche per loro, si lavorava bene». Piano deimercatini fallito, Palazzo Marino sotto accusa. Ma i residenti dicono no alle bancarelle: c'erano troppi immigrati, la zona non era vivibile

Venerdì, ore 18: Brera è deserta. Fallito il piano che con la collaborazione di artigiani e antiquari doveva trasformare il quartiere in un esclusivo mercato alla «parigina», per le vie semivuote di uno dei «salotti a cielo aperto» della città ora ci sono solo pattuglie di vigili, qualche passante e i tavolini dei bar liberi. «Dovevano organizzare esposizioni, fiere, mercati, ma i progetti a proposito, con l’inverno e le dimissioni dell’assessore Maiolo, sono stati congelati. Conseguenza: quasi nessuno per strada e guadagni dimezzati». Baristi e ristoratori sono preoccupati per il futuro, i commercianti anche, «perché se la situazione continua così...».
Poi lanciano un appello: «Il Comune non organizza niente? Che almeno ci restituisca gli abusivi, del resto la gente veniva qui anche per loro». Tutto è iniziato nell’estate 2007, quando l’assessorato comunale alle Attività produttive, in collaborazione con l’Unione Artigiani, aveva organizzato una manifestazione - ogni mercoledì e venerdì sera - che portava in via Fiori Chiari, via Madonnina e piazza Formentini una novantina di bancarelle. Ma l’ordinata esposizione di pezzi d’antiquariato, collezionismo e prodotti artigianali di aziende milanesi, è finita presto. Troppo. A luglio e ad agosto aveva richiamato legioni di turisti e curiosi, ma già a settembre era quasi «morta» perché dei novanta artigiani ne erano rimasti tre.
«A quel punto - ricordano i residenti - i gazebo sono stati rimossi e gli abusivi hanno ripreso a occupare le strade». I permessi alla fine non sono stati dati e di «esperimenti» non se ne è più parlato. «Senza permessi gli ambulanti si sono spostati. Siamo passati come al solito da un estremo all’altro - dice Micaela Mainini, proprietaria del bar Giamaica -. Prima in via Fiori Chiari non si riusciva nemmeno a camminare, ora c’è il deserto. Ci sono i mezzi della polizia fissi qui, all’angolo... Hanno provato a migliorare la zona, hanno messo le biciclette elettriche, ma hanno tolto i parcheggi. Così è impossibile sopravvivere; gli affitti raddoppiano e le entrate sono molto diminuite».
Insomma, per i commercianti la «Brera frequentata di una volta non esiste più». Per accorgersene basta fare due passi e in effetti... Tutti scontenti dei «risultati ottenuti»? No, non proprio.
«Sarebbe stato bello riavere gli artigiani, quelli seri e in regola. Ma poi, come sempre, gli abusivi si sarebbero mescolati e con tanta confusione la sera sarebbe stato difficile anche rientrare a casa», spiega la signora Marta, abitante in via Fiori Chiari. Ricorda: «Avevo paura a tornare da sola e mi facevo venire a prendere da mio figlio. I “vu cumprà” si mettevano davanti alle vetrine dei negozi chiusi e utilizzavano le luci delle insegne per illuminare la merce. Si mettevano davanti ai portoni delle case e non ti facevano nemmeno entrare; dovevi dargli qualcosa per stare in pace. Eravamo in balia degli immigrati». Ma non basta. «È vero – continua il commerciante di fronte al palazzo della signora -. Sono persino arrivato a togliere la lampada che illuminava la vetrina. Non sarò certo io a pagare l’illuminazione agli abusivi, piuttosto che favorire i loro “affari”, preferisco che il mio negozio di notte resti al buio».
C’è anche chi, nelle strade sempre più vuote, vede una minaccia per la sicurezza: «Sono più pericolose e di certo la frequentazione non è migliorata. Sono rimasti solo i cartomanti e una manciata di neri, che scappano all’arrivo della polizia – racconta Giorgio, artista di strada -. Noi non fuggiamo e non veniamo mandati via perché non diamo fastidio. Facciamo arte, noi».
A lamentarsi del giro di vite ovviamente, sono anche loro, i venditori illegali. «C’è poco lavoro, la gente non passa più di qui e nessuno compra più – racconta Muru, abusivo nordafricano di 27 anni -. La polizia è ovunque. Una volta i turisti si fermavano a guardare, adesso hanno paura. Anche noi abbiamo timori, perché ci sequestrano tutto. Perciò ci siamo organizzati e per strada mettiamo qualche telo con poche borse. Se uno è interessato – continua Muru – borse, cinture e portafogli li teniamo in auto, qui vicino. Se esponiamo poco gli agenti non ci possono portare via niente ed è più facile scappare».
La «stretta» sul commercio abusivo voluta dal Comune, con controlli da parte dei vigili, ha ottenuto il suo risultato. Peccato però che ora manchi «un po’» di vita...