Short track Azzurre senza finale, tifosi senza spogliarello

Vancouver Avevano fatto una scommessa: «Se arriva la medaglia facciamo uno strip, e perché no, magari pure un calendario». La caduta sul ghiaccio del Pacific Coliseum di Vancouver ha cancellato i sogni di gloria insieme a quelli più goliardici delle azzurre dello short track: Arianna Fontana, Cecilia Maffei, Martina Valcepina e Katia Zini sono rimaste fuori dalla finale che conta. Addio medaglia, addio bis - dopo il bronzo di Torino -, addio strip-tease. E, ora, nella trasferta canadese sono più lacrime che risate.
Piange a dirotto la Zini, perché è proprio lei che è finita a terra in un cambio mal riuscito dopo uno scontro con una rivale olandese: difficile per le compagne, poi, riprendere la traiettoria e restare attaccate al treno vincente. «Non è giusto, siamo state penalizzate - dicono in coro - non doveva andare così». No, infatti nei loro piani c’era ben altro. «Ci siamo preparate per quattro anni - raccontano le azzurre - siamo competitive. Coreane, americane sono davanti, ma con le altre ci potevamo giocare il terzo posto».
Quello agguantato ai Giochi di casa, il bronzo che regalò alla allora baby Fontana la medaglia più giovane della storia olimpica italiana. E proprio la campionessa dagli occhi di ghiaccio, oggi diciannovenne, è quella che non ha mandato giù il ko in pista. Lei si consola centrando il passaggio in semifinale nella gara individuale (i 500 metri, e gareggerà anche nei 1500), ma il sorriso non torna.
Oggi riposo, e testa libera dai pensieri. Eppure, appena sbarcate al Villaggio olimpico della città canadese la musica era tutt’altra: parlavano della pasta scotta servita nella mega mensa per gli atleti, della sala giochi in cui trascorrere qualche ora di relax tra gli allenamenti e l’esordio olimpico, provando la Wii e qualche gioco nuovo alla Play-Station. Arianna poi pensava a quale film di fantascienza-horror (i suoi preferiti) si sarebbe regalata una volta tornata a Sondrio: «Paranormal activity», l’ultimo nato per gli amanti del terrore, «non l’ho visto, ma voglio andare», dice la ragazzina bionda dello short track.
E poi si scherzava, ricordando il bronzo di Torino per chi c’era (Zini e Fontana le due medagliate rimaste in squadra). E così era nata la promessa se fossero salite sul podio. «Faccio il giro della piazza in mutande e reggiseno - aveva detto ridendo Katia Zini - per una medaglia questo e altro. E poi va bene pure per lo sponsor». «Carina l’idea, no?», avevano replicato le altre.
La Fontana era andata anche oltre: «Possiamo fare pure un calendario - sorrideva - senza esagerare intendo, mica osé. Se ce lo propongono, eccoci qui». La medaglia non arriva, invece, e le lacrime hanno preso il posto delle risate. E per chi si aspettava una bollente passerella in lingerie sul ghiaccio di Vancouver, è stata proprio una doccia fredda.