La show girl: «Troppe donne aspettano a reagire»

Michelle Hunziker è diventata un simbolo della lotta allo stalking. Perché ne è stata vittima, e perché con l’avvocato Bongiorno ha fondato Doppia Difesa, per aiutare le vittime della violenza. «Questo di Trapani, purtroppo, è un caso classico di cronaca nera legata allo stalking» dice.
La donna aveva cercato aiuto, ma non ha mai denunciato il marito. È il punto fondamentale?
«Purtroppo ci sono casi di donne che denunciano, ma poi succede comunque il patatrac».
Quindi la denuncia non basta?
«È un problema di cultura, innanzitutto. Non bisogna mai portare all’estremo un uomo violento: va fermato subito. Al primo schiaffo».
Bisogna prevenire?
«La prevenzione è tutto. Lasciare che un uomo sia violento, per anni, porta al disastro. Perché se anche poi lo molli, è peggio».
Come in questo caso?
«Pare ci fossero liti da tempo, lui non accettava la separazione. È un caso classico. Ne abbiamo sentiti molti».
Una risposta efficace?
«Capire che la prevenzione parte da noi donne: l’amore non può mai essere violento. La violenza è un reato».
È un argomento preso ancora alla leggera?
«Assolutamente. È un problema culturale. Da nord a sud, dagli strati sociali più disagiati all’alta borghesia. Arrivano richieste da chiunque».
Come mai?
«Noi donne ci autocolpevolizziamo. Chi ti ama ti picchia, e poi piange. Ti dice che la colpa è tua, che tu l’hai portato a comportarsi così. E tu pensi di poterlo salvare, cambiare. Ma niente di tutto ciò è vero. Un violento lo è sempre, a meno che decida di farsi curare. E un violento non accetta mai l’abbandono».
Perché molte sono ancora così restie a denunciare?
«È difficile accettare che l’uomo che ami sia un violento. Perché sei tu che l’hai scelto. E allora lo difendi. Ma non è una vittima, è un uomo che commette un reato».
I casi di stalking sono aumentati, le denunce calate.
«La gente deve ritrovare fiducia nella giustizia e nelle forze dell’ordine. Molti sono convinti che sia inutile, o addirittura dannoso denunciare. Ma tante onlus possono aiutare, garantendo l’anonimato, e dando un consiglio legale gratuito, per sapere come tutelare sé e i propri figli».
Come si riguadagna la fiducia?
«Io l’ho vissuto sulla mia pelle. È vero che sono famosa, e fortunata. Ma uno stalker condannato, o sanzionato pesantemente, poi smette. Invece molti sono convinti di poterla passare sempre liscia».
Le richieste di aiuto aumentano?
«Sì. Nel nostro piccolo ho notato che la violenza è maggiore. È vero anche che, per fortuna, se ne parla sempre di più. E questo è l’unico modo per fare sì che qualcosa cambi, perché anche nei paesini più sperduti arrivi il messaggio che la violenza non si può accettare».