Uno show luccicante e colorato da scartare come le caramelle

A Roma 60 mila fan per la popstar che in concerto dedica una canzone al Papa

da Roma

Ma sentitelo che boato quando si illuminano le quattro gigantesche M sul palco, le luci dell’Olimpico si spengono e lei fa l’occhiolino seduta sul suo trono come una regina. Un attimo e oplà: Madonna è già sul proscenio e inizia a ballare, eccome se balla, e lo farà per due ore filate alla faccia dei suoi cinquant’anni appena compiuti, sgambettando senza sosta con i suoi sedici ballerini come se il concerto fosse una gara di atletica e contasse più la resistenza che il risultato. «Ciao Italia!», l’Olimpico impazzisce mentre ancora rimbombano le note di Candy shop, il brano che apre anche il suo ultimo cd e che lei qui usa per dire che il concerto sarà un gigantesco «negozio di caramelle» pieno di sorprese. D’altronde lo show è maestoso, roba faraonica e si capisce subito a colpo d’occhio perché il palco riempie quasi tutta la curva Sud e si spinge fin lassù in cielo. Sarà da lì che Madonna dominerà tutto il concerto, trasformando ogni canzone in un siparietto come in Into the groove, durante la quale salta addirittura la corda come una ballerina e lo fa con un entusiasmo, una grinta e, diciamolo pure, un divertimento che è difficile da ritrovare oggi su un palco. Sarà per questo che in tribuna è arrivato il più numeroso plotone di vip che il pop ricordi da un bel po’ di tempo. C’era chiunque, ad applaudire Madonna: da Giorgio Armani fino a Michele Santoro passando per Anna Falchi, Valeria Marini e Francesco Totti. Ma chi ha impressionato di più è stato un pubblico che caloroso è dir poco. Sessantamila persona commosse. E questa è forse la forza di Madonna: essere una diva stellare che però sembra così vicina alla sua gente. Durante il concerto non gli parla quasi ma è come se la abbracciasse ad ogni canzone, dalla splendida Vogue alla sofisticata Music, snocciolando la sua vita sul palco attraverso ogni singola nota. Molto più che in passato, stavolta Madonna è quasi autobiografica, ha voglia di raccontarsi. E così ad esempio in She’s not me porta in scena alcune ballerine che indossano le sue famose mise del passato e lei le maltratta, le strattona come a dire che she’s not me, questa non sono io, io ora sono diversa. E difatti in parte lo è. La sua voce, be’ quella si sa: va e viene, spesso lei non la usa neppure e sfrutta basi preregistrate oppure sfrutta le coriste. Quando canta un brano tutto per intero, come in Borderline, vestita con un paio di pantaloncini rossi e maltrattando una chitarra come un vero chitarrista rock, l’effetto è quello che è: insomma trascurabile. Però è più autentica, più vera e la gente se ne accorge ricambiando con un affetto che talvolta è addirittura più rumoroso della musica. Perciò non contano le scenografie complesse, la suddivisione dello show in quattro parti (omaggio agli anni Venti, alla New York anni ’80, fase latina e finale dance), non contano neanche gli effettacci hip hop che talvolta stravolgono brani come Like a prayer (che a sorpresa dedica al Papa perché «sono figlia di Dio»). Conta la nuova Madonna. Altro che interventi di chirurgia estetica mal riusciti o anoressia latente. Madonna è in forma superba e quando inizia Music lo dimostra strisciando in scena, ballando, agitandosi come nessuna delle sue aspiranti colleghe riuscirebbe a fare. Anche nel pomeriggio, quando è arrivata allo stadio per provare i suoni, è rimasta sul palco per quasi un’ora e mezza vestita con una tuta nera e protetta da un paio di occhialoni, e si è dannata per mettere a posto gli ultimi dettagli neppure fosse una debuttante. Ma forse quella che ieri sera ha incantato Roma in parte lo era: e quando ha suonato con piglio rock il brano Hung up e le luci hanno iniziato a spegnersi per la conclusiva Give it to me, tutti i sessantamila se ne sono accorti. Lasciando che il boato rimbombasse tra gli spalti anche quando la musica già se ne era andata.