Show di Max Giusti: in palcoscenico ma «senza rete»

Il comico romano torna con uno spettacolo in cui, ai personaggi già rodati in televisione, alternerà invettive inedite e ben più «corrosive»

Sarà leggero come un ricordo e tagliente come una lama, indolente come un romano, ma mai greve nell’usare il dialetto. A proposito, Max Giusti, sul palco del teatro Olimpico - dove il 20 in prima assoluta debutterà il nuovo e irriverente Mettici la faccia - ne parlerà cinque: tutti imparati nella città eterna, capitale multietnica in perenne espansione verso il Gra. L’attore in scena canterà, ballerà, e dirà la sua mettendoci la faccia. Nel senso che in due ore Max alternerà le sue famose parrucche tirando in ballo un poker di personaggi arcinoti (oltre a Lotito e Mastella sono previste altre due amichevoli incursioni) con i quali imbastirà uno schizofrenico contraddittorio. Lo spettacolo, sincero come il vino dei Castelli, è stato scritto da Giusti con il sodale Paolo Mariconda e Stefano Fabrizi. La regia è di Cristiano D’Alisera (quello di Stile libero Max, su Rai2). In scena, oltre al chitarrista Claudio Alessandrini, una band suonerà le canzoni di Dalla, Fossati e Battisti riadattate ad hoc. Sarà un one man show di satira e denuncia, neanche troppo velata, con spazi dedicati alla memoria e ricordi nostalgici.
Che c’azzeccano, sulla locandina, le faccine di Cavour, Sordi, Mandela, Hitler, Bardot, Madre Teresa, Che Guevara, e Moro?
«Molti di loro si sono esposti in prima persona. Oggi quest’abitudine si è persa; ci si nasconde dietro l’alibi fornito dalla società. Io, invece, voglio metterci la faccia perché sono stufo di tante cose: dal buco dell’ozono al ticket sul pronto soccorso. E poi le tasse, i mutui, l’indulto. A proposito, non era meglio costruire altre case di detenzione anziché rimettere in libertà, ad agosto, i topi d’appartamento?»
Lo show somiglierà più a una seduta di psicoterapia allargata o a un ironico confessionale?
«L’unica certezza è che non sarà un comizio elettorale, nonostante il fatto che non nasconderò sul palcoscenico le mie inclinazioni. Entrare in politica io? Mai. Da piccolo credevo nella politica come a una missione, ma dopo la candidatura di Flavia Vento ho scoperto che non è così».
È così grigia la situazione italiana?
«È che sono stufo della logica dell’alternanza che non offre altre soluzioni a Prodi e Berlusconi. Approfitto del palco per dire la mia senza usare il filtro dei personaggi, come invece faccio in tivù nel rispetto di chi non la pensa come me».
Lei sta promettendo tuoni, crede che arriveranno anche i fulmini?
«Sarò poco diplomatico in scena. È questa la novità. E farò anche i nomi, sperando che non succeda niente. Del resto, Ricucci il suo avviso di querela me lo ha già mandato, e questo è solo uno show. O no?»
(Teatro Olimpico, repliche fino all’11 marzo)