Uno show nato per risvegliare l'odio anti Israele

Il meccanismo della trasmissione di Santoro è misterioso. Ancora è da capire come mai alcuni cittadini delle democrazie abbraccino entusiasticamente un gruppo radicale islamista dittatoriale, genofobico, omofobico, distruttore delle intelligenze dei bambini, che usa il terrorismo come arma preferita, che ha più volte dimostrato che considera la democrazia un nemico, che considera tutti «i crociati e gli ebrei» nemici da eliminare, che ha fatto strame della causa palestinese e ha eliminato fisicamente quanti più membri di Fatah, che ripete a ogni minuto che la cultura della morte è la sua, e che desidera sacrificare se stesso, i suoi figli, il suo popolo, per la gloria di Allah. Come può piacere tanto a Santoro, ai ragazzi palestinesi presenti ieri alla trasmissione di Rai 2 che non credo andrebbero ad abitare in uno Stato di Hamas. La trasmissione parlava di tutto fuorché dei fatti.

La miseria a Gaza è frutto della politica dissennata del gruppo che ha fatto strame degli aiuti da tutto il mondo dopo lo sgombero, e ridotto i suoi alla miseria pur di seguitare a tirare missili sui civili israeliani. I passaggi si chiudevano ogni volta che Hamas sparava, che c’è di strano? Hamas è un gruppo che ha fatto più di mille morti nella seconda intifada uccidendo sugli autobus bambini e donne. Santoro non ha lasciato che nessuno spiegasse cos’è Hamas, salvo lasciar insinuare al cuoco palestinese che a Gaza le armi le introduca il Mossad (non l’Iran, come ha osato ragionare l’Annunziata, unica figura intelligente in quel contesto) e che è Israele a educare i bambini al terrore così da poter poi intervenire. I morti, che si sono visti dall’inizio della trasmissione, erano immagini reiterate non per ragionare, ma per impedire di ragionare. Infatti nessuno si è preso cura di spiegare oltre alla propria ovvia e condivisa commozione, che il meccanismo che li provoca è in massima parte l’uso degli scudi umani e l’incuria, e non l’imbarbarimento israeliano evocato da Rula Jebrail («si vede che hanno perso la testa»), mentre il basso numero dei morti israeliani (ma non così basso come pretendeva il conduttore) è legato alla quantità di strutture e volontari preposti a proteggere i cittadini.

È incredibile che non si siano viste le scene di orrore e di panico dei bombardamenti su Sderot, e nessuno si è dissociato per questo in trasmissione. Nativi, pure un bravissimo analista, ha sbagliato quando ha detto che la tregua è decaduta da sola: la tregua non è decaduta, è stata stracciata da Khaled Mashaal. Mentre Olmert pregava dalla tv Al Arabija di accettarla, un centinaio di missili cadevano su Sderot la notte di Natale. La ragazza italopalestinese di Milano, ha usato tutto l’antisraelismo primitivo: i profughi del ’48, i palestinesi strappati alle loro case, l’occupazione... Tutti sanno che il mondo arabo, ancor prima dei palestinesi stessi, rifiutò la partizione e fece guerra; che i profughi sono stati preservati come massa di manovra, e che altri scambi di popolazione sono stati frequentissimi, 800mila ebrei dei Paesi arabi sono stati scacciati dalle loro case.

Fra i personaggi prescelti da Santoro, il giovane cuoco che riceve al telefono la notizia della morte dei suoi cari, suscita solidarietà: ma è stata raccontata senza particolari né testimonianze come un autentico assassinio! Così come la presenza pseudotecnica di Claudio Lavanga, l’italiano di Al Jazeera che piange la sorella del suo amico, cita le fonti della sua tv filo terrorista e dichiara solenne, che lui, il grande esperto, secondo le sue fonti, può valutare che gli ebrei abbiano sparato volontariamente sui civili... Ma via! Come non capire che una posizione come quella della trasmissione è il prodotto basso della Tv, quella che conta sullo strapotere delle immagini senza raziocinio. Le parole erano il coro greco di ciò che si vedeva, non la loro contestualizzazione o il contrappunto. La guerra non è un episodio dello scontro israelo-palestinese, ma della lotta del terrorismo internazionale, è storia di ritegno israeliano durato sette anni e di 60 anni di profferte di pace respinte, di prepotente nascita e affermazione dell’integralismo nell’area, di educazione all’odio, di scontro fra Hamas e Fatah. Ma la trasmissione di Santoro, l’ha detto lui strillando a Luca Zevi, era costruita per uno scopo: un urlo che risvegli una reazione antisraeliana. È questo il compito della Rai?