Lo show della "nera" conquisterà la nuova tv

I successi dei programmi dedicati a Sara e Yara spingono le reti ad
aumentare a dismisura lo spazio dell’informazione: costa meno del
varietà, si realizza con pochi mezzi e ha un alto risultato di audience.
E Mediaset si prepara all’<em>All news
</em>

L’onda lunga di Avetrana si stende sulla tv degli anni dieci. Più ancora di Vieniviaconme, il celebrato evento televisivo degli ultimi mesi, la vicenda di Sarah Scazzi è destinata a lasciare un segno profondo sul piccolo schermo. Qualcosa è già cambiato. Qualcosa cambierà ancora. Anche la crisi economica sta facendo la sua parte. Così, in questo combinato disposto che ci porterà una televisione meno frivola e più riflessiva, meno glamour e più di servizio, la necessità di tirare la cinghia si coniuga con la scoperta di uno spaccato di sottosviluppo e di periferia minacciata.
L’altra sera, per documentare l’evoluzione della famiglia italiana, Gad Lerner ha riempito il suo Infedele con un lungo blob d’immagini tratte dal caso di cronaca dell’anno. Prendendo le distanze dagli eccessi, dal cinismo, dalla morbosità che alimenta certe vivisezioni in diretta di testimoni e certe rivelazioni da telecamera, bisogna riconoscere che, come per Vermicino, anche per Avetrana (e per la sua versione minore di Brembate di Sopra) è il caso di parlare di punto di non ritorno. A segnare la svolta non è stato solo il fatto avvenuto il 6 ottobre, quando Federica Sciarelli comunicò in diretta anche alla madre collegata con lo studio la morte di Sarah. È che Avetrana ha innescato un nuovo avvento della tv verità, portando dentro le nostre case una realtà - quella della famiglia contadina, proletaria, sottoculturata - che credevamo di un altro secolo. È qui la differenza dall’exploit di Fazio & Saviano. Da una parte c’è la realtà senza mediazioni, con tutta la sua crudezza e la sua forza d’impatto e spiazzamento. Dall’altra c’è una visione della realtà, c’è la realtà mediata da una patina di cultura; in una parola, c’è un omogeneizzato della realtà. In sintesi, abbiamo scoperto più Italia inedita con Avetrana (una Twin Peaks proletaria) che con Vieniviaconme. Perché l’Italia di Avetrana non era già sui giornali mentre quella di Fazio & Saviano sì.
Ora la scia della cronaca nera si allunga con buoni riscontri di audience soprattutto in programmi come Chi l’ha visto? e Quarto grado su Rete4. Ma anche in La vita in diretta e Pomeriggio sul Due che danno ampio spazio alle indagini per la morte di Sarah e la scomparsa di Yara Gambirasio. Questo non significa che d’ora in poi i palinsesti saranno infarciti di inchieste giudiziarie o di servizi di cronaca nera. Ma di certo lo spazio dell’informazione andrà crescendo. Come detto, influisce anche la crisi economica. Si vuole capire meglio dove va il mondo. Dove va l’Italia. Tanto più se poi dovessero avvicinarsi le elezioni. Il pubblico si fa più esigente, più curioso, più desideroso di documentarsi.
È soprattutto Mediaset, che negli ultimi anni ha spinto sull’acceleratore dell’evasione, a dover aggiustare il tiro. La Rai è già piena di talk show politici. La7 è tutta costruita con programmi d’informazione. Tra le teste pensanti del Biscione, invece, è in atto un ripensamento sul modello di Canale 5. Una correzione della rotta da operare, tra l’altro con un vantaggio per le finanze aziendali, visto che l’informazione costa molto meno dei programmi di varietà con tanti ospiti. Qualche segnale lo si è già intravisto. Alcuni giorni fa a Mattino cinque Paolo Del Debbio conduceva un talk show dal carcere di Rebibbia nel quale si discuteva delle condizioni di vita dei figli delle detenute. La mutazione è in atto. Non che di colpo sparirà l’infotainment. Ma sarà più info e meno tainment, più informazione e meno intrattenimento. Vedremo meno divani avvolgenti e più sgabelli. Meno gambe femminili accavallate e più volti riflessivi. Meno lelemorismo e più sociologia. Meno eliminati del Grande Fratello e più rubriche di servizio. Meno giornalisti di gossip e più esperti di economia.
Già dal 9 gennaio, per esempio, come anticipato dal Giornale, cambierà il pomeriggio della domenica di Canale 5 con il ritorno in video di Claudio Brachino per contrastare il successo dell’Arena di Massimo Giletti. Talk show di attualità è la mission, con relativo spostamento di Barbara D’Urso nella serata festiva. Poi si dovrebbero affrettare i tempi della partenza della rete All News diretta da Mario Giordano, ma il progetto multipiattaforma sarà messo a punto per il secondo semestre 2011. Intanto, Canale 5 si gode il successo di Kalispèra, la nuova creatura gossipara di Alfonso Signorini. In controtendenza? Ma no, è l’eccezione che conferma la regola. Perché l’evasione non sparirà del tutto. Ma sarà appunto evasione: una bella parentesi.