Lo show di nudi e travestiti: "Sinistra, non ti votiamo più"

La parata invade le strade della Capitale con slogan anticlericali e sfottò per l’Unione

da Roma

Bacio libero e corpi liberi. Drag Queen sadomaso, transessuali in topless, poi quasi nudi, e infine nudi davvero. Short chiodati e gonnellini ad anelli d’oro, coppie legate da catene, uomini vestiti da spose, corpi pennellati d’argento, esposti al sole con orgoglio, quasi con goduria, in un set da discoteca dove ogni carro era un enorme cubo per centinaia di gay e lesbiche ballerine, che invitavano la folla a danzare. Chiusura dedicata a «Nessuno mi può giudicare», tra slogan sprezzanti e orgogliosi, quasi minacce per difendere la propria diversità, come questo: «A voi il cilicio a noi l’orgasmo».
Il Gay pride è stata una manifestazione fiume di almeno 300mila persone per la questura, un milione secondo gli organizzatori, un corteo-cubo di piume e paillettes, ma anche piazza di attacco. Sferzate alla Chiesa e a Romano Prodi: «Il triangolo no, non l’avevo considerato», titolava un grande striscione, con le facce di Prodi, Bush e di papa Benedetto XVI. «Non voterò più a sinistra. Prodi è un pezzo di m...», ha gridato Imma Battaglia, figura storica del movimento omosessuale, dal palco di piazza San Giovanni, dove sono intervenuti gli organizzatori, la madrina, Monica Guerritore, e i politici più amici, Franco Grillini dei ds e Vladimir Luxuria, deputato transgender del Prc.
L’anticlericalismo è stato il filo conduttore di tutto il corteo «impegnato», degli slogan e dei messaggi politici. La festa era invece un’altra: quella delle piume e della coreografia da sambodromo, dei preservativi distribuiti e degli eccessi fisici. Un corteo rumoroso e colorato di carri viola, bianco e oro, sfacciato e libertino. Ma anche arrabbiato e contro i cattolici, parte del governo, chi discrimina: «No diritti no voti», recitava uno striscione su un altro carro. Pochissime le bandiere di partiti: una dei ds, una di Rifondazione (mentre erano ben più visibile le delegazioni ormai distaccate di Sinistra Critica e Partito comunista dei lavoratori), due dei Verdi. Un manifesto dei ds in via Labicana spiegava la vicinanza della Quercia alla manifestazione, ma è stato subito sporcato con la scritta: «Venduti!».
L’anticlericalismo è diventato blasfemia in alcuni cartelli: uno mostrava l’immagine di Gesù con accanto due uomini nudi e la scritta: «Liberaci dal male». Il paragone con il Family Day dello scorso 12 maggio è stata una costante della sfilata. Su un finto trenino viaggiavano le famiglie Arcobaleno: mamme lesbiche e bimbi addormentati per il lungo tragitto dietro le scritta: «È l’amore che crea una famiglia».
A metà corteo, le bandiere dei No-Vat, il gruppo più anticlericale di tutti. Il simbolo è una croce sulla cupola di San Pietro e i manifestanti indossavano mitre con messaggi contro il papa, l’arcivescovo Bagnasco («Bagnasco, io non mi vergogno»). Un altro cartello raffigurava papa Ratzinger e il suo assistente George e sopra la scritta: «Oggi sposi». E un altro: «Andate in Pacs». «Ratzinger vieni fuori!», gridava una speaker del carro dell’Arcilesbica.
Tra i politici, il più inseguito dalle telecamere e dai fan è stato Vladimir Luxuria, protetta da due gorilla dello staff, abitino a fiori corto e vistosi orecchini tondi e rossi, in tinta con il rimmel. I Dico sono solo «un punto d’inizio», ha ribadito, annunciando una pioggia di emendamenti, perché il punto di arrivo deve essere «l’uguaglianza». «Quant’è carina», dicevano delle ragazzine, sgomitando per l’autografo. Ma un giovane ha gridato: «Vladimir, non fa’ la star!».