Lo show di Rai3: Fini, Saviano e la banalità della lista faziosa

"Vieni via con me" rilancia l'ultima dittatura radical-chic: fare elenchi su tutto. Stasera anche i leader di Fli e Pd si sottoporranno al gioco

Non lo sapevamo, ma eravamo tutti piccoli geni. Quando giocavi a «nomi, cose, città, fiumi, animali» stavi in realtà scrivendo la televisione del futuro, quella colta, bella, geniale, nuova, pulita, post post moderna, etica, impegnata, futurista, l’ultima frontiera contro le invasioni barbariche. Il segreto era tutto lì: liste, elenchi, tassonomie, erudizione, nozionismi, definizioni. E tu che pensavi che perfino Linneo fosse un po’ noioso con quella storia di voler catalogare l’universo mondo. Invece no. Fazio e i suoi amici ci hanno fatto capire che per essere davvero moderno devi saper snocciolare, o almeno leggere, la lista di qualsiasi stronzata ti venga in mente. Dalle più comuni definizioni di Roberto Saviano (un autore di successo, un eroe, un pazzo, un impostore, un vile, un porco, un professionista dell’antimafia, un sex symbol, un messia, il papa straniero) alle sorprese dell’ovetto Kinder (Coccodritti, Ranoplà, Miaogizi, Happypotami, Tartallegre, Hamantaro, piccoli criceti e così via). A quest’ultima Fazio ancora non ci ha pensato, ma ci arriverà. Magari la farà leggere a Bondi.

Il nuovo vate del pensiero italiano spiega che questo metodo innovativo, che risale più o meno a Omero, ma Fazio ne verrà informato la prossima volta che vede Umberto Eco, ti narra la realtà che stiamo vivendo, ti svela marcio e virtù di questa Italia derelitta ma non ancora dannata. Tu fai le liste e il mondo diventa più bello. Non importa se Giorgio Gaber aveva già preso in giro i teorici delle liste binarie: la doccia di sinistra, il bagno di destra. Non importa se questi elenchi ricordano i maiali della Fattoria degli animali: quattro gambe buono, due gambe cattivo. Questo è il futuro e così sia. Uno guarda i geni e sta zitto, mica può anche pretendere di capire. Il guaio è che questa storia delle liste sta diventando una mania. Ti fermi all’autogrill, ordini un caffè e senti qualcuno che sta declamando tutti i nomi dei panini in vendita: Rustichella, Ischia, Camogli, Ghiotto, Icaro, Ulisse, Rimini. Vai allo stadio e ti becchi le generalità dei più famosi e sciagurati mangiagol degli ultimi quarant’anni: Calloni, Chiodi, Muraro, Luther Blisset, Hakan Sukur, Ian Rush periodo bianconero, il Pandev di qualche giorno fa. Vai in farmacia e la farmacista si sbizzarisce sulle marche delle pillole anticoncezionali: Arianna, Armonet, Belara, Yasmin, Fedra, Dueva, Estinette, Gracial, Miranova, Ginoden, Minulet, Loette. Insomma, sarà pure il massimo della cultura, ma questa listmania sta diventando un incubo.

Adesso ci dicono che anche Bersani e Fini andranno a leggere la loro lista. Tutte le case che Fini ha affittato al cognato? Ma no, che avete capito. Siete i soliti beceri. Questa è roba seria. I due si eserciteranno nel mettere in colonna i valori della destra e della sinistra. Ed è un evento mondiale. Così finalmente possiamo sapere, ancora una volta rispondendo a Gaber, dove stanno la destra e la sinistra. È una cosa definitiva. Non l’hanno mai fatta neppure a New York, dove pure questo tipo di letture colte, dicono, stia spopolando alla grande. Da oggi in poi se tu dici che tacco a spille e minigonna sono di destra sei un eretico. E a sinistra va bene solo se sei anagraficamente uomo. Capite che è un problema. Se le tue idee sono fuori dalla lista sei fottuto. Non hai patria. Sei un qualunquista, un bastardo, uno da radiare. Fazio potrebbe accusarti, citando addirittura Francesco Bacone che di queste cose se ne intende, che il tuo pensiero è un rimasuglio medievale e anti scientifico. Oppure potrebbe non riconoscerti come cittadino della dialettica hegeliana, che solo per caso secondo Popper era alla base del totalitarismo storicista. Il discorso è che se non rientri nella lista non sei nessuno. Fuori, peggio di una nota a piè di pagina.

L’ultima speranza per chi non sta né con Fini e né con Bersani è vendicarsi con Mastro Gioacchino Belli, che sugli elenchi era più bravo e gustoso di loro, snocciolando la Madre de le sante. «Chi vò chiede la monna a Caterina, Pe ffasse intenne da la gente dotta, Je toccherebbe a dì: vurva, vaccina. E dà giù co la cunna e co la potta. Ma noantri fijacci de miggnotta dimo cella, patacca, passerina, spacco, fissura, bucia, grotta, fregna, fica, ciavatta, chitarrina. Sorca, vaschetta, fodero, frittella, Cicia, sporta, perucca, varpelosa, chiavica, gattarola, finestrella...».