Show a San Siro L’Inter vince un derby esagerato

I nerazzurri dominano, surclassano i rossoneri, vanno sul 4-1. Poi, in dieci per l’espulsione di Materazzi e con Vieira infortunato in campo, scompaiono, si fanno rimontare fino al 4-3 e al 5’ di recupero rischiano il 4-4

da Milano
L’Inter vince un derby esagerato. Esagerato in tutto. Nella prova dei singoli, Stankovic su tutti. Nei gol, sette alla fine, nelle emozioni riservate fino al quinto minuto di recupero, nelle ammonizioni (nove) e anche nell’aspetto estetico. Risulta di rara bellezza la sfida, dominata in modo schiacciante fino a metà della seconda frazione dalle armate nerazzurre e poi riaperta dal vecchio, grande cuore del Milan, oltre che da quel fuoriclasse di Kakà e infine resa più complicata del previsto dall’ingenuità di Materazzi (firma il 4 a 1 e si maschera il volto meritandosi il secondo giallo). Vietato abbandonare lo stadio in anticipo, c’è da restare inchiodati fino alla fine per godersi lo spettacolo. Il Milan raccoglie nel finale ciò che non trova per lunghi tratti e se sfiora la clamorosa rimonta lo deve agli assalti con la baionetta in canna. Vince l’Inter e nessuno ne discute i meriti. Semmai gli antichi limiti che ogni tanto riaffiorano. Limiti caratteriali, cioè.
Ancelotti intuisce bene i pericoli del derby ma non indovina la contromossa. Se Mancini muove infatti le sue torri, specie sui calci piazzati, il Milan deve chiamare a raccolta tutti gli specialisti, e non sono un gran numero, perciò nello schieramento di partenza c’è anche Ambrosini in luogo di una punta, incaricato di pedinare Vieira. Se Inzaghi retrocede a occuparsi di Crespo, nella sua piccola area, succede il papocchio. E infatti alla terza punizione a favore dell’Inter, calciata da Stankovic come una lama infilata nel panetto di burro, la testa piena di riccioli di Crespo ha la meglio su tutti, su Nesta che gli sta davanti e su Pippo che lo sorveglia di fianco e apre a Mancini e Moratti le porte del paradiso e del derby. Già perché l’Inter onora il suo vantaggio con un calcio aggressivo e concreto, mettendo al muro il rivale rossonero che ne patisce le cadenze e anche la brillantezza oltre che il gioco spigliato. Appena Maicon, dalla destra, serve corto per Stankovic sul limitar dell’area rimasta senza uno scudo protettivo, la soluzione scelta dal serbo è tale da sorprendere tutti: destro al volo e a girare, con palla nell’angolo lontano e corsa sfrenata verso Mancini per strattonarlo e raccontargli che è tutto vero. Inter sugli scudi, Milan sotto choc, come si capisce al volo. Mai vista la squadra di Ancelotti messa sotto così, senza neanche tanti sforzi, quasi in scioltezza. L’unico segno di vitalità, dopo l’occasione capitata a Kaladze in apertura (neanche 50 secondi calcia male a porta spalancata), è rappresentato da un numero di Kakà con destro dal basso verso l’alto che Julio Cesar, con la manina magica, devia sulla traversa. Il resto è tutto Inter, solo Inter, strepitosamente.
Il rimpasto deciso da Ancelotti all’intervallo è il riconoscimento degli errori commessi in partenza: tre cambi, a riposo Jankulovski, Ambrosini e Inzaghi, dentro tutti insieme, in un colpo solo, Oliveira e Gilardino in attacco, Maldini dietro. La scelta non risulta premiata perché al primo contropiede la solita esitazione di Nesta consegna a Ibrahimovic la palletta che può trasformare in goleada storica il successo dell’Inter. Sistemato sul tappeto come al solito, col rombo tradizionale, il Milan riprende a salire la china e trova per strada un golletto (legnata di Seedorf deviata da Materazzi) che riaccende speranze solitarie in curva. Il successivo centro di Gilardino (di testa, su cross calibrato di Maldini) è macchiato da fuorigioco visto e segnalato con tempismo. A quel punto il Milan si spegne e Mancini corre ai ripari con un paio di correzioni, via Grosso e d’accordo, via Dacourt fino a quel punto scudo difensivo e forse si capisce meno il senso della sostituzione. Ma ormai il solco è tracciato e l’Inter lo difende con gli artigli trovando, nei suoi affondi perentori, una discutibile resistenza. Carta velina è il centrocampo del Milan e la difesa blindata rossonera si apre come una scatola di zolfanelli specie sulle palle inattive e in quota. Nella ripresa è la traiettoria magica di Figo a esaltare la prodezza di Materazzi mentre Nesta e Kaladze si lasciano cogliere impreparati per la quarta stilettata nel fianco.
Peccato solo che Materazzi stesso rovini la serata memorabile, sua e dell’Inter tutta, con il secondo giallo che gli vale l’espulsione inevitabile. Alla mezz’ora Gilardino timbra finalmente il cartellino con un gol inutile (spizza di testa su cross di Cafu togliendo il tempo a Cordoba). Sotto di un uomo l’Inter ha qualche problema a controllare le ultime sfuriate milaniste. Anzi, Julio Cesar deve scaldare i guantoni sulle stilettate di Cafu e Seedorf. L’assedio milanista trova sbocchi inattesi negli ultimi dieci minuti che riaccendono le luci della ribalta. Kakà, dopo l’uscita a vuoto di Julio Cesar, deposita il pallonetto del 3 a 4, Nesta, di testa, sfiora il palo lungo. Alla fine, tra incubi e un litigio incomprensibile (Mihajlovic e Vieira) il derby veste Inter. Meritatamente.