Show di Santoro: Prodi maleducato

Il conduttore di AnnoZero denuncia l’ingerenza del premier: "Non spetta a lui giudicarmi"

Roma - È il Michele Santoro-day, il giorno in cui il conduttore delle coscienze, il giornalista che ha elevato a sistema la sua faziosità facendone un marchio di fabbrica, sale sul palcoscenico parlamentare della Vigilanza Rai e mette in scena il suo show. Il parlamentino di Palazzo San Macuto inaugura con lui un’indagine conoscitiva sul sistema dell’informazione che porterà in aula anche Giovanni Floris e Bruno Vespa. E lui si fa novello Robin Hood, impugnando la spada di difensore della libertà d’espressione e dichiarandosi «redistributore di peso informativo», ovvero colui che toglie a chi ha troppo (l’Udeur) e dà a chi ha troppo poco (i ragazzi di Locri).

Per niente intimidito dall’emiciclo, il creatore di Samarcanda fa il Santoro e ribalta le accuse che gli vengono portate, lanciando il suo affondo contro le intromissioni perpetrate ai suoi danni da Romano Prodi. «Non spetta al presidente del Consiglio né a un singolo parlamentare esprimere giudizi sulla mia professionalità in senso delegittimante» dice Santoro. «È segno di grande maleducazione polemizzare con una trasmissione che non si è vista. Qui non si vuole una risposta ma si tenta di delegittimare dicendo è un cattivo giornalista: questi sono giudizi che tutt’al più può esprimere il mio ordine professionale, certamente non il presidente del Consiglio».

Quando poi il presidente della commissione, Mario Landolfi, lo definisce «fazioso per conto suo», Santoro replica così: «Fazioso per conto mio? Sì e per conto del mio pubblico. Sicuramente non per conto terzi. Me la prendo come una medaglia - precisa - anche se questa definizione la attribuisco esclusivamente alla vostra cultura. L’etichetta di fazioso, infatti, io la respingo al mittente. È assolutamente in contrasto con la mia storia che vede polemiche con l’intero arco politico a 360 gradi. Ora sono più attaccato sul fronte del governo anche se non mi meraviglierei se Berlusconi riprendesse ad attaccarmi». Santoro giudica «apprezzabili» le iniziative del direttore generale. «Con Cappon non ci sono state contestazioni di tipo disciplinare e sempre un buon livello di collaborazione». Poi l’annuncio: «Non vi preoccupate, l’anno prossimo Annozero non tornerà. È un esperienza conclusa».

E in contemporanea i riflettori su Santoro si accendono anche a viale Mazzini durante la riunione del cda della Rai. Secondo le previsioni prevale la moderazione. E alla fine non scatta nessuna sanzione né provvedimento disciplinare ma la richiesta di rispettare le norme Rai sull’informazione politica e modificare la formula della rubrica affidata a Marco Travaglio. «Arrivano i mostri» (questo il nome del suo spazio), insomma, dovrà consentire un adeguato contraddittorio e diritto di replica. Un invito a cui Santoro replica cos: «Travaglio non si tocca. Ma è necessario trovare un giusto assetto alla sua rubrica».