Show a Strasburgo, la Lega contesta Ciampi

Adalberto Signore

da Milano

«I positivi effetti dell’euro continueranno a mantenersi con difficoltà se mancherà una gestione coordinatrice sia dei bilanci nazionali, sia dell’orientamento delle politiche economiche degli Stati. Dobbiamo pensare all’avvenire dell’Unione...». Carlo Azeglio Ciampi non riesce a finire la frase che dai banchi del Parlamento europeo si solleva una clamorosa contestazione. Il capodelegazione della Lega Mario Borghezio si alza in piedi e inizia a sventolare un fazzoletto verde mentre Matteo Salvini tiene tra le mani una grossa bandiera bianca con su l’effigie del Sole delle Alpi. E insieme a Francesco Speroni interrompono l’intervento del capo dello Stato al grido «basta euro». La bagarre dura solo qualche minuto, il tempo necessario ai commessi per intervenire e al presidente dell’assemblea Josep Borrel di espellere i tre leghisti che si allontanano al grido «Bossi, Bossi». Pochi minuti, però, che sono sufficienti a scatenare un vero e proprio putiferio politico.
Mentre Ciampi riprende e conclude il suo discorso, dal centrosinistra ma pure dal centrodestra si punta il dito contro la sortita della Lega, rea di aver «attaccato il Presidente della Repubblica». E anche alcuni esponenti del Carroccio - tra loro c’è il ministro del Welfare Roberto Maroni - si dissociano. I tre protagonisti della contestazione, però, non sembrano affatto pentiti. «Può darsi che abbiamo mancato un po’ di etichetta, ma almeno abbiamo sollevato le acque», dice non senza ironia Borghezio. «Eppoi - aggiunge - noi non abbiamo affatto contestato Ciampi ma l’euro. È vero, avevamo i nervi a fior di pelle perché qualche minuto prima il Parlamento aveva detto “no” all’immunità per Umberto Bossi. Ma siamo stati bravi a trattenerci quando il presidente ha detto che il “no” alla Costituzione di Francia e Olanda non è determinante. Poi ha iniziato a elogiare l’euro e non ce l’abbiamo fatta proprio più...». Il presidente della Lega Nord Piemonte, però, nega con forza che il bersaglio delle critiche fosse Ciampi: «Io non sono certo noto per girare intorno alle cose, se volessi contestare il capo dello Stato troverei facilmente i termini più adatti». «Lui - continua Borghezio - ha fatto l’errore di trattare un tema come l’euro, che divide gli italiani, prendendo una posizione netta. Forse serviva un po’ di cautela... Comunque, è suo diritto dire come la pensa ed è nostro diritto contestare ciò che dice con rispetto ma senza timori reverenziali». «Abbiamo solo contestato le parole di Ciampi che non sono state super partes», chiosa Speroni. «Oggi - gli fa eco Salvini - abbiamo dato voce al popolo, a quello che sul prato di Pontida ha detto “no” all’euro e all’Europa che nasce a tavolino. Abbiamo dato voce ai popoli che dicono “no” ad una Costituzione che mette una cappa sulla libertà e che non tiene conto dei valori profondi». «Non mi sembra che l’euro - fa notare Speroni - faccia parte del programma di governo. Credo che la Lega sia quindi libera di dire e pensare quello che crede».
Insomma, secondo i diretti interessati, nessun attacco a Ciampi e polemica chiusa. «Guardi - ci tiene a dire Borghezio - che il Presidente è stato un vero signore. È stato lui il primo a non scandalizzarsi, non a caso ha fatto presente a Barroso che in Parlamento le interruzioni sono legittime. Chi si è indignato è chi non era in aula, compresi i tanti parlamentari italiani, penso alla Mussolini, che hanno preferito andare a mangiare piuttosto che assistere all’intervento del presidente. Ecco chi si indigna». E aggiunge: «Se incontrassi in questo momento l’anziano presidente, vista la saggezza dimostrata lo abbraccerei». E le critiche? «Se per far cadere il governo ci si attacca a un’interruzione durata qualche minuto - replica - vuol dire che non si sa davvero che pesci prendere». E secondo Borghezio sbaglia anche Maroni: «È una persona seria e equilibrata ma non c’era. Prima di parlare poteva almeno farmi una telefonata...».
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