Lo Shuttle parte, ma per la Nasa è già andato in pensione

Kennedy Space Center (Florida) Un lancio perfetto. Dopo il rinvio di domenica, causato dalle nuvole che riducevano troppo la visibilità, la navetta spaziale Endeavour è partita dalla rampa 39A del poligono spaziale Kennedy alle 4.14 del mattino. Nell’ultimo lancio notturno, la navetta spaziale ha illuminato a giorno Cape Canaveral, mentre l’onda sonora faceva vibrare le finestre nel raggio di chilometri e fiamme altissime avvolgevano la rampa di lancio.
Lo shuttle pesava al lancio quasi 2.100 tonnellate, ma in appena otto minuti dal lancio ha raggiunto una quota di 100 chilometri. Ha quindi sganciato i razzi ausiliari e il serbatoio esterno di carburante, raggiungendo la velocità di 27mila km/h per raggiungere l’orbita intorno alla terra. L’equipaggio ha quasi due giorni per effettuare i minuziosi controlli per verificare che la Endeavour non sia stata danneggiata durante il lancio e per preparare l’aggancio alla Stazione spaziale internazionale, dove sei astronauti attendono l’arrivo dei nuovi elementi che consentiranno di avviare la fase finale delle attività di assemblaggio, iniziate nel lontano 1998. Ci vorranno quasi otto giorni di lavoro nello spazio per completare l’aggancio del grande modulo Tranquillity e della Cupola, entrambi realizzati da un team di industrie europee guidato da Thales Alenia Space. Poi la Endeavour si preparerà per il rientro nell’atmosfera e l’atterraggio previsto, salvi imprevisti, abbastanza frequenti nelle missioni degli shuttle, per il 19 febbraio. La Nasa non rivela i prezzi della missione, ma i costi diretti superano i 500 milioni di dollari a lancio. Complessivamente il programma, al quale lavorano 8.000 persone, assorbe circa 4 miliardi di dollari all’anno, a un ritmo di quattro o cinque lanci. Troppi soldi per continuare una volta che le navette hanno portato a termine il loro compito primario: completare la Stazione spaziale. Ogni navetta è stata concepita per effettuare 100 voli, ma quella che ha più missioni sulle ali non ha superato quota 40. Endeavour è arrivata appena a 24. Chiudere il programma è dunque uno spreco. Ma non ci sono soldi per proseguire. Dunque ancora quattro lanci, tre dei quali avranno un «contenuto» italiano. A marzo infatti la navetta Atlantis porterà sulla stazione spaziale il modulo logistico Raffaello, poi, a luglio, sulla Endeavour voleranno l’astronauta Roberto Vittori e l’avveniristico strumento europeo Ams, realizzato al costo di un miliardo di euro dall’Agenzia spaziale europea, ma con l’Italia nel ruolo di leader (anche finanziariamente, con una quota del 25%).
Anche l’ultima missione, prevista per settembre avrà un connotato italiano, perché la navetta Discovery porterà in orbita l’ultimo elemento strutturale della stazione spaziale, il modulo Donatello. Dopo di che gli Stati Uniti resteranno senza vettori spaziali in grado di portare astronauti nello spazio: la Nasa spera di riacquistare tale capacità nel giro di tre anni ma, a dispetto dei sei miliardi di dollari che saranno investiti in questo progetto, sarebbe un miracolo. Intanto Nasa e i partner internazionale devono decidere come continuare a far funzionare e aggiornare la Stazione spaziale. Fino al 2020, forse fino al 2025 e oltre. A un costo di oltre tre miliardi di dollari all’anno. La stazione spaziale non è solo una sfida dell’uomo a un ambiente così difficile come lo spazio, ma è scienza, tecnologia. Per sfruttare questo complesso di laboratori spaziali che fa da casa a sei astronauti servirà un flusso continuo di rifornimenti, materiali, strumenti scientifici e bisognerà poi riportare a terra i «prodotti» delle attività di ricerca. In tutto questo l’Europa e l’Italia potranno avere un ruolo importante. Ecco perché alle 2 di domenica mattina, quando Endeavour era ancora sulla rampa, si sono incontrati al Kennedy Space Center Charles Golden della Nasa, Jean-Jacques Dordain dell’Esa, Enrico Saggese dell’Agenzia spaziale italiana, Johann Worner di quella tedesca. Il pensionamento degli shuttle e il prolungamento della vita della Stazione spaziale richiedono nuove idee e creano opportunità di business. Parte del quale potrà andare alle industrie italiane.