Si allarga il fronte del "no" al ticket Le Regioni studiano un'alternativa

Dopo Val d’Aosta, Trentino Alto
Adige (solo per i codici bianchi e non per la specialistica),
Emilia Romagna, Toscana e Sardegna, anche i governatori di Veneto e Umbria dicono "no" al ticket sanitario. Zaia: "Resisteremo con l'elmetto". Errani: "Troveremo una soluzione"

Roma - Sono ormai sette le Regioni che dicono "no" all'aumento del ticket contenuto nella manovra approvata venerdì scorso. Cinque regioni si erano già pronunciate contro: Val d’Aosta, Trentino Alto Adige (solo per i codici bianchi e non per la specialistica), Emilia Romagna, Toscana e Sardegna. Ieri è arrivato lo stop anche dai governatori di Veneto e Umbria.

Anche Zaia dice "no" al ticket "Il Veneto si mette l’elmetto e cerca di resistere - spiega il governatore Luca Zaia - capisco le ragioni di questa manovrona: se è stata fatta con tanta urgenza e se dopo anni è così impopolare, evidentemente i conti di cui è a conoscenza Tremonti devono essere pesanti. Ma a casa propria ognuno si gestisce come crede". In una intervista a Repubblica, l'esponente leghista ribadisce che nella sua regione non scatterà il ticket sanitario previsto dalla manovra: "Le nostre entrare negli ultimi anni sono calate di brutto e non applicare i ticket, in soldoni, vuol dire 90 milioni in meno. Ma la decisione è presa". "Anche se siamo gli unici in Italia a non avere i super ticket nè l’addizionale Irpef sulla sanità, quest’anno abbiamo chiuso in attivo il bilancio sanitario", aggiunge il governatore chiedendo che ora siano "premiate le amministrazioni virtuose e massacrate quelle che creano buchi". Tornando al ticket, in Veneto "cercheremo di tenere botta ai tagli in altro modo, sperando di farcela". "La Regione ha un patrimonio immobiliare enorme: case, terreni, campi da golf, edifici inutilizzati. Stiamo cercando di vendere questi beni. Se lo Stato ci desse una mano a sburocratizzare un po' - osserva - sarebbe più facile. Invece abbiamo le mani legate dietro la schiena".

Errani valuta una laternativa Il presidente dell’Emilia Romagna Vasco Errani fa sapere che la Regione sta cercando un’alternativa. Nel frattempo valuta il confronto col governo per convincerlo al ritiro della misura. "Applicando un costo in più alle prestazioni sanitarie comuni, ad esempio gli esami del sangue, rischiamo di incoraggiare i cittadini a rivolgersi ai privati - avverte Errani - con la conseguenza che calano gli introiti per il servizio sanitario". Il governo, a livello nazionale, ha deciso di finanziare 338 milioni. Altri 486 milioni dovrebbero essere recuperati dal ticket. "In Emilia Romagna, il mancato trasferimento ammonterà a circa 30 milioni di euro", spiega Errani assicurando che nella regione, tuttavia, non scatterà il ticket sulle visite specialistiche.