Si alleano Torino e Genova nasce il polo del Nord Ovest

Sì alla fusione Aem e Amga: per ogni azione della prima 0,85 della seconda

Paolo Giovanelli

da Milano

Via libera al polo energetico del Nord Ovest: ieri i consigli di amministrazione di Aem Torino e di Amga Genova hanno approvato il progetto di aggregazione tra le due società che prevede la fusione per incorporazione di Amga in Aem (che rimarrà quotata in Borsa) secondo un rapporto di concambio di 0,85 azioni Aem per ogni azione Amga. La fusione si realizzerà mediante un aumento di capitale di Aem al servizio del concambio e del prestito obbligazionario convertibile emesso da Amga. L’accordo è arrivato dopo lunghe trattative, frammezzate da continue interruzioni, e anche ieri l’annuncio dell’intesa, previsto per il primo pomeriggio, è slittato a tarda sera.
La nuova società, su base 2005, avrà un fatturato di 1,8 miliardi, 270 milioni di margine operativo lordo e prevede investimenti per un miliardo di euro nei prossimi 4 anni. Può contare su 556mila clienti nell’elettrico, 600mila nel gas, 300mila nel teleriscaldamento e due milioni nella distribuzione di acqua.
L’assetto societario rispecchia la trattativa con il bilancino conclusa tra le due parti: al vertice una holding finanziaria con sede a Genova, partecipata al 50% dal Comune di Genova e al 50% da quello di Torino. La holding avrà il controllo della società quotata che avrà sede a Torino. A sua volta la società quotata avrà quattro capisettore di cui deterrà il 100% (produzione e distribuzione di energia e calore, servizi agli enti locali con sede a Torino, approvvigionamento e vendita di gas, gestione del servizio idrico con sede a Genova), oltre a detenere le partecipazioni in Aes, Edipower, Energia Italiana, Plurigas. Il Comune di Genova designerà il presidente (sarà probabilmente Roberto Bazzano), con deleghe gestionali, della società quotata, quello di Torino l’ad.
Infine, poiché sulla base della capitalizzazione il Comune di Torino avrebbe avuto la maggioranza azionaria, l’accordo prevede la sterilizzazione per due anni di 83 milioni di azioni ordinarie di Aem (oltre a 11,5 milioni provenienti da warrant), mediante la conversione in risparmio non quotate. Sullo sfondo resta il possibile accordo con la Val d’Aosta: ma l’intesa di ieri, che con la sua complessità dice fin troppo sulle trattative che l’hanno preceduta, non lascia ben sperare.