Ma si allontana il pericolo di guerra civile

Le ricostituite forze di sicurezza ora controllano meglio il Paese

Andrea Nativi

Guerra civile in Irak? Il rischio sembra, almeno per il momento scongiurato e se la situazione, per quanto tesa, rimane controllabile è merito delle ricostituite forze di sicurezza irachene, che hanno superato una vera e propria prova del fuoco. Ora è necessario proseguire. Ma i comandanti americani, che avevano già attivato le proprie forze di pronto intervento per imporre il coprifuoco al fine di evitare che la crisi degenerasse, sono soddisfatti di come i reparti dell’esercito e della polizia si sono si sono mossi, con una combinazione di fermezza e diplomazia, che ha impedito scontri diretti massicci con le opposte milizie.
I reparti iracheni sono infatti entrati in azione tempestivamente e si sono dispiegati in modo efficace sul terreno, sempre aiutati, incoraggiati, consigliati dagli oltre 200 team statunitensi presenti ormai sia a livello di battaglione, sia presso i comandi superiori. Le forze americane hanno invece tenuto un basso profilo, pur continuando e anzi intensificando le operazioni contro la guerriglia. Ormai sono 90 i battaglioni iracheni che hanno raggiunto un livello di preparazione sufficiente per condurre vere azioni di combattimento e di questi una trentina ha assunto piena responsabilità in altrettanti settori operativi.
I reparti poi non si sono frantumati a causa della esplosione del contrasto etnico-religioso. È vero che frizioni non sono mancate, mentre notoriamente i rapporti tra esercito e polizia non sono idilliaci. La polizia, meno efficiente, è anche quella a più forte maggioranza sciita. Ed è anche vero che per ora la presenza sunnita, specie a livello truppa, è insufficiente, mentre le cose vanno decisamente meglio tra i quadri e gli ufficiali, grazie al re-utilizzo di ex membri delle forze di Saddam. Tuttavia la disponibilità di sempre più numerosi gruppi sunniti a partecipare al nuovo corso iracheno consentirà ulteriori aggiustamenti, mentre è significativo che i leader di entrambi gli schieramenti abbiano subito lanciato appelli per fermare la violenza confessionale.
Peraltro l’entità e gravità degli scontri tra sciiti e sunniti sono, al solito, ingigantite rispetto al “normale” livello di violenza in Irak. Gli Stati Uniti intanto stanno esercitando energiche pressioni per evitare che il nuovo governo iracheno cada nella tentazione di creare reparti “colorati”- etnicamente e religiosamente - nella consapevolezza che ciò provocherebbe il crollo dell’apparato di sicurezza.
Infine in un contesto così difficile le forze alleate hanno l’opportunità di assestare nuovi colpi alla guerriglia “internazionale” che fa capo ad Al-Zarqawi. Il vecchio disegno di Zarqawi di unificare la guerriglia sotto la propria guida è tramontato, i suoi uomini sempre più spesso sono espulsi, con le buone o le cattive, dai santuari presenti nelle zone sunnite e in alcune aree sciite. La guerriglia “nazionalista” che non vuole truppe straniere in Irak rifiuta anche la presenza dei miliziani di Zarqawi. E una guerriglia divisa, pur rimanendo letale, è più vulnerabile.