Si annoiano: tre ragazze in auto sparano piombini sui passanti

A ben guardare non poteva che succedere che lì, «in quella fetta di terra grassa e piatta dove d’estate - scriveva Giovannino Guareschi - un sole spietato picchia martellate furibonde sui cervelli della gente e tutto si esaspera». Dove però, annotava subito dopo orgoglioso, se «la lotta è dura» è anche vero che «gli uomini rimangono sempre uomini».
Già, ma le donne? A loro, in effetti, il papà letterario di Don Camillo non ci aveva pensato. Altri tempi, del resto, i suoi. Che vedevano l’altra metà del cielo unicamente impegnata a inarcare la schiena sul letto per far venire al mondo i burdei e a chinarla già il giorno dopo in avanti per tirare la pasta sul tavolo di marmo infarinato. Ma oggi - appunto - sono tempi diversi. Tempi «coronizzati», tempi «lelemorizzati», Tempi brutti, insomma, in cui le ragazze inseguono miti sbagliati. O inseguono il nulla.
E succede anche lì, «in quel mondo piccolo piantato in qualche parte dell’Italia del Nord». Ma il sole, adesso, non c’entra. La notizia è che tre ragazze, tre giovanissime residenti in quel triangolo a cavallo del Po, alla congiunzione delle province di Mantova, Parma e Reggio Emilia, in quella terra che è stata per decenni di sudore e di fatica e dove oggi abbondano invece benessere e calorie, sono state denunciate per un pericoloso passatempo: dalla loro automobile, non sapendo che fare, le emule delle cinematografiche Thelma e Louise sparavano ai passanti con una pistola ad aria compressa. Piombini, quella «robetta piccola, per passerotti» che Don Camillo usava contro i compagni comunisti di Peppone. Ma robetta che fa maledettamente male, come conferma il bilancio di tre persone ferite e ricoverate all’ospedale di Guastalla.
«Lo abbiamo fatto soltanto per gioco, perché eravamo annoiate», si sono giustificate con un triplice sorriso ebete le tre ebeti padane, una volta pizzicate e portate nella caserma dei carabinieri. Hanno rispettivamente 17, 18 e 19 anni. E di sicuro non hanno genitori particolarmente attenti.
Sulle loro tracce, dopo una serie di denunce da parte di cittadini spaventati o feriti, si erano messi subito i militari di Viadana (Mantova) e di Boretto (Reggio Emilia). Un lavoro rivelatosi per nulla facile, il loro, dato che le tre Thelma e Louise nostrane, tra un agguato ad aria compressa e l’altro, avevano avuto anche il tempo - e la sorprendente furbizia - di cambiare vettura. Lasciando da qualche parte quell’automobile scura che le prime vittime e i primi testimoni avevano descritto nelle loro deposizioni.
Ma i dintorni di Boretto, dove si sono subito concentrate le indagini, non sono fortunatamente le sconfinate e disabitate lande dell’Arizona, teatro dei raid delle due terribili amiche del film di Ridley Scott. Così, di borgo in borgo, di curva in curva, di passante in passante, i carabinieri hanno potuto ricostruire gli spostamenti delle sciagurate. E le hanno trovate sedute in macchina - ancora terribilmente annoiate, si presume - con la pistola a portata di mano sul cruscotto, pronta a sparare di nuovo.
Fermate e condotte in caserma, sono state denunciate per porto abusivo d’arma e per lesioni personali. In ospedale, per colpa loro, sono finite infatti tre persone: una donna di 41 anni di Boretto, una trentenne di Roma in visita da parenti e il nipote di quest’ultima, un ragazzino di 12 anni, che dopo le medicazioni in ospedale con prognosi dai tre ai dieci giorni hanno giustamente presentato denuncia.
Cosa rischiano ora le tre ebeti? Per porto abusivo d’armi il codice prevede la reclusione da tre a 18 mesi; per lesioni personali da tre mesi a tre anni. A cui tutti vorremmo aggiungere una gragnuola di sganassoni. Quelli che nessuno, purtroppo, ha mai dato loro.