Si aprono le danze Ora la moda balla con lui

La più importante rassegna del fashion maschile è dedicata al linguaggio del corpo

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«Ci sono delle scorciatoie per la felicità e la danza è una di queste» diceva la sceneggiatrice Vicki Baum. Farlo capire agli uomini non è mai stato facile anche se il sogno di tutte le donne è sempre stato incontrare il sosia di Patrick Swayze in Dirty Dancing che si lancia in pista con la sua bella tra le braccia urlando «Nessuno lascerà da parte Baby». Per fortuna signore e signorine convinte a torto o a ragione di saper ballare hanno spesso potuto contare sugli adorati amici gay che nove volte su dieci ballano da Dio oppure su quei simpatici mascalzoni che in altri tempi si sarebbero definiti «avanzi di balera» perché appena possono si cimentano in salsa, merengue, tango e baciata. Certo da qualche tempo a questa parte le cose sono cambiate: il ballo piace a tutti. Non a caso il tema guida dell'edizione numero 91 di Pitti Immagine Uomo (da oggi fino a venerdì 13 a Firenze) è la danza nella sua molteplicità di espressioni. A esser proprio sinceri gli organizzatori della più importante rassegna di moda maschile del mondo hanno trovato un modo furbo per rendere virale sui social media quello che viene pomposamente chiamato «finger tut», ovvero un gesto delle dita appositamente ideato per la manifestazione e di quest'ultima identificativo. Il cosiddetto tutting è infatti uno stile di danza interpretativa contemporanea che si basa sull'abilità dei ballerini di street dance di fermarsi e formare con il corpo una figura geometrica, possibilmente ad angolo retto. L'uso di dita e mani è figlio del tutting ed è anche legato alle proteste giovanili, ma tant'è: con questo tema tra l'inclito e il pop Pitti fa il solito giochetto furbo di fornire una griglia di argomenti curiosi, stuzzicanti, di costume e moda allo stesso tempo. Detto questo il ballo non è mai stato tanto in voga come ben sa quel simpatico furbone di Gianluca Vacchi, l'imprenditore bolognese amante del dolce far niente che con i suoi coreografici balletti postati sui social media ha conquistato un esercito di fan. Tra i suoi 7,4 milioni di followers solo su Instagram c'è Shakira che lo scorso dicembre ha ripostato una sorta di danza della neve eseguita a Cortina da Vacchi e dalla sua bella fidanzata, Giorgia Gabriele, sul ritmo di Chantaje. «Noi balliamo tutti i giorni e lui ha anche cominciato un percorso da dj: nel piccolo cinema che si è fatto fare in casa ha una consolle pazzesca» rivela la ragazza che tra l'altro è un'ex coreografa ora prestata con discreto successo allo stilismo. Inevitabile chiederle perché il fidanzato oltre a sfoggiare una marea di tatuaggi dappertutto, muscoli scolpiti e abbronzati oltre ogni dire, a volte tacchi a spillo con completi sartoriali, più spesso boxer da spiaggia e piedi nudi, porti sempre i calzoni vistosamente rimboccati su una sola gamba. «Credo sia un vezzo» risponde lei. Più articolato il parere di Diego Passoni, conduttore con Andrea Delogu di Dance Dance Dance, il talent in onda dallo scorso dicembre su FoxLife che grazie all'uso del videomapping e della realtà aumentata permette a tutti di ballare come Michael Jackson nell'indimenticabile video di Thriller.

«Nelle scuole di danza ti fanno rimboccare una gamba del tutone per controllare se i movimenti è fatto bene, lui in questo modo comunica al suo pubblico di essere bravo» sostiene lanciandosi poi in una serie di considerazioni sull'eleganza dei ballerini. «Conoscere il proprio corpo è già un buon inizio dice un buon danzatore sa sempre cosa sta facendo quando indossa qualcosa». Il pensiero corre allo stile di Rudolph Nurejev, il tartaro Volante, avvolto nei grandi pullover Missoni sui jeans di velluto aderenti come fuseaux di buona memoria. Poi ti viene in mente la bellezza di Roberto Bolle nei suoi completi sartoriali firmati Ferragamo oppure Armani, Michail Barishnikov nel mitico pullover a collo alto nero sui jeans e John Travolta con pantaloni, gilet e giacca bianca su camicia nera nella bellissima scena della camminata sul ponte di Brooklin ne La febbre del sabato sera. «Lì non era tanto elegante quanto iconico» conclude Passoni mentre Pino Lerario, direttore creativo del brand Tagliatore spiega che i suoi celebri gilet vengono dal tanto argentino e che il lavoro sulla modellistica delle giacche maschili è stato enorme proprio perché i giovani che amano ballare non voglio saperne di modelli rigidi. Insomma al Pitti si aprono le danze della moda e dei modi della gente. Speriamo che nessuno ci pesti i piedi.