Ma si blocca la mobilitazione sulla legge salva-clandestini

La prima volta la Lega, da sola, aveva sfiorato il colpaccio. In pieno periodo elettorale ed estivo, stava per raggiungere quota 50mila firme, la soglia necessaria per chiedere il referendum abrogativo della «legge-Vesco», quella che dava diritti e contributi pubblici agli stranieri, senza distinguere tra regolari e irregolari. Privilegi a tutti purché non italiani, insomma. La Lega si era mobilitata, ma la corsa contro il tempo (metà settembre 2007) era finita a poche firme dal traguardo. Gli alleati del centrodestra avevano però giurato di rifarsi, di affiancare finalmente la Lega per cancellare la legge regionale. Dichiarazioni solenni a parte, la raccolta era ricominciata senza troppa convinzione. Prima con la scusa che era inutile fare in fretta perché nel 2008 non ci sarebbero state votazioni e che quindi non si poteva mettere in piedi una macchina elettorale solo per un referendum regionale. Poi, quando è caduto Prodi, era troppo tardi. La parola d’ordine era: ci riproviamo per settembre, con l’impegno di sottoporre il quesito ai liguri nella primavera del 2009, insieme al voto per le europee.
Risultato: la Lega ha raccolto circa 25mila firme, Forza Italia circa 5mila, il resto del centrodestra nessuna. La spiegazione però c’è: ormai il referendum non serve più, perché la legge Vesco è stata di fatto superata. Con il pacchetto sicurezza sono entrate in vigore norme che rendono vani gli sforzi della regione Liguria di tutelare i clandestini. L’espulsione facile, l’arresto per il reato di immigrazione clandestina e per il favoreggiamento da parte di chi affitta case a irregolari dovrebbero essere sufficienti a impedire che i clandestini accedano ai vantaggi che la Regione avrebbe voluto concedere loro. Unico problema: l’applicazione delle legge.