Si è bloccato l’attacco stellare Gilardino flop, riecco Inzaghi

Per Shevchenko, 8 gol in Europa, solo una esclisse, l’ex gialloblù invece è ancora a zero

Fa quasi scandalo il settimo zero in condotta guadagnato dall’attacco atomico (95 centri fin qui) del Milan. È il secondo in coppa Campioni, dopo quello domestico col Psv che complicò la qualificazione del primo turno. Fa quasi scandalo a causa di abitudini e numeri che depongono a favore di Shevchenko e dei suoi sodali allenati a ogni sorta di impresa: 17 le reti realizzate nelle precedenti 8 sfide di coppa Campioni, 2 e spiccioli a partita. E persino Shevchenko si ferma dopo una performance degna di essere segnalata, 8 gol su 8 gare continentali, nella classifica dei bomber di razza è a meno uno da Eusebio, nella scia di Gerd Muller. Di qui lo scandalo che fa sorridere Adriano Galliani e Carlo Ancelotti, sintonizzati mercoledì notte sul comune sentimento, «non è un risultato da buttar via, San Siro rossonero ci aiuterà a scavalcare l’ostacolo» e procura invece giudizi perentori che stirano Gilardino rimasto ancora a secco in Champions e perciò “bollato” come uno non ancora in grado di sottrarsi alle pressioni dell’evento. Sull’argomento, forse è il caso di ricordare il lavoro da traslocatore effettuato dal piemontese, pronto a farsi riempire di lividi da Caçapa pur di tenere palla, a scambiarla rapido per tornare utile alla squadra invece che a sé stesso essendo rimasto a secco di occasioni, lanci, cross degni delle sue capocciate. «Una zolla galeotta lo ha privato di un assist di Kakà» recrimina Galliani ma nel frattempo la sua presunta immaturità internazionale prende piede a tal punto da lasciare ipotizzare subito, durante il viaggio di ritorno alla Malpensa, il piano messo a punto dallo staff tecnico. E che prevede l’utilizzo di Inzaghi nel ritorno martedì 4 aprile, in coppia con Sheva. «Spero finisca come contro il Bayern», avanza Pippo che non avverte alcun peso, anzi è pronto a sfidare anche la scaramanzia.
Fa quasi scandalo lo zero in condotta di Shevchenko se non lo si confronta con le lodi sperticate consumate per un portierino mai prima salito alla ribalta, Coupet, il migliore sul fronte del Lione per la stampa italiana e no. Se uno tira e l’altro para, a volte, vuol dire anche se c’è un portiere bravo sulla strada del bombardiere ucraino. «Si rifarà presto» indovina lieve Ancelotti che certo non si lascia neanche sfiorare da altre bizzarre idee e sorride divertito, al pari dell’interessato, appena gli riferiscono dell’ultioma trovata dei giornali inglesi. Tanto per cambiare c’è sempre il Chelsea sotto il portone di via Turati, tanto per cambiare c’è sempre Abramovich con la valigia piena di ex rubli dotato di richieste fasulle e improbabili e nessuno dei celebrati giornali italiani che valutino e pesino l’attendibilità della fantanotizia. Macchè: a Torino come a Londra insiste una sola legge, fare caciara. Forse è il caso di arrendersi visto che persino nella bigotta Spagna, insistono con la storiella di Ancelotti allenatore del Real Madrid. Adriano Galliani neanche risponde ai cronisti: «Ma vi sembra serio?» chiede spazientito. Shevchenko accarezza un’altra idea: «Quasi quasi mi faccio allungare il contratto (che è di 4,8 milioni l’anno e scade nel 2009, ndr)». Per il Milan di Silvio Berlusconi, al culmine di venti anni di successi e comportamenti, dovrebbero contare i fatti. E i fatti, ostinatissimi, raccontano che, messi da parte i rapporti personali eccellenti tra il premier e la famiglia Shevchenko (l’aiuto dato per la guarigione del papà di Andrij, la partecipazione come padrino al battesimo del figlio Jordan), mai la società ha ceduto una star per realizzare profitti in bilancio. È accaduto solo con Giovanni Galli e Gullit (andato, tornato, ripartito), con Weah (a fine carriera) e Rivaldo. In questi quattro casi gli interessati si son presentati in sede, con le valigie in mano e la famiglie dietro l’uscio, a reclamare la libertà di partire. Te capì, Abramovich?