Si cercano all’estero i killer del gioielliere

Favoreggiamento in omicidio volontario. Rischiano altrettanto le due colf romene, messe sotto torchio per la seconda volta in poche ore nella caserma di Acilia. Questa la nuova direzione nelle indagini per l’omicidio dell’Axa. Il romeno fermato l’altra notte dalla polizia ferroviaria di Milano non avrebbe detto la verità sulla borsa piena zeppa di gioielli e orologi, paradossalmente dimenticata a Bologna su un vagone Eurostar diretto nel capoluogo lombardo. E contenente parte del bottino rapinato a Francesco Lenzi, il gioielliere di 56 anni torturato e ucciso nel suo villino in via Tespi.
Una storia in odore di depistaggio quella raccontata agli agenti della Polfer che l’aspettavano davanti l’ufficio oggetti smarriti della stazione centrale. L’uomo ha spiegato che la borsa gli è stata consegnata a Roma da un connazionale di cui non conosce il nome. L’avrebbe dovuta portare a Milano e consegnarla a una terza persona. Vuoto assoluto anche sull’identità del destinatario e sul luogo esatto della consegna. Secondo il pm Antonio Pastore della Procura di Milano che lo accusa, al momento, solo di ricettazione, la storia che non convince. Come le strane modalità dello smarrimento: «Sono sceso pochi minuti per sgranchirmi le gambe, il treno con la valigia è ripartito e io sono rimasto a terra». A suo favore, però, il fatto che si è messo alla ricerca della borsa nonostante ci fosse «roba che scotta». «Questo nuovo elemento - spiega il colonnello Vittorio Tomasone, comandante provinciale dei carabinieri - conferma che bisogna scavare nella vita sregolata della vittima». Contraddizioni anche nelle deposizioni delle due collaboratrici domestiche di casa Lenzi. Una di queste testimone dell’assassinio. Aperta la porta ai due killer incappucciati, la donna viene legata e imbavagliata con del nastro adesivo. Solo all’arrivo della cugina incinta, titolare del posto di lavoro, la giovane riesce a dare l’allarme. Interrogati per tutto il giorno amici, conoscenti e parenti della vittima. Fra questi la vecchia colf di Lenzi, Marinella, anche lei romena, assieme al fidanzato Sandro. «Ero un amico di Franco - spiega l’uomo all’uscita della caserma dei carabinieri -. Marinella l’ho conosciuta da lui, quando andavo a vedere le partite di calcio in tivù. Dopo l’estate, al ritorno dalle vacanze, Franco le ha detto che non aveva più soldi per pagarla. E l’ha licenziata da un giorno all’altro. Poi se ne è andato da Casalpalocco, ma nessuno sapeva dove. Che fosse in difficoltà economiche si intuiva, certo non veniva da me a parlarmi dei suoi buchi di bilancio o di eventuali debiti».
La pista più battuta, a distanza di 48 ore dal fattaccio, resta quella romena. Gli investigatori stanno cercando quattro persone all’estero. «Non si parla di un mandato di cattura - spiegano - ma di una ricerca in ambito internazionale. Si tratta di un gruppo di 4, al massimo 6 persone, le cui responsabilità però sono ancora tutte da chiarire». Non è escluso, infatti, che i killer, nonostante parlassero italiano, siano stranieri. Gente legata a tutte le conoscenze di Lenzi, in particolare alle ragazze dell’Est frequentate dal gioielliere. L’ipotesi più accreditata, insomma, resta quella di una rapina o un «recupero crediti» finito male.
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