Si chiama via Chiodo ma le gomme temono solo le buche

Luciano Gandini

«Via Domenico Chiodo», così recita la targa che indica il nome della strada, ma forse sarebbe più adatta una denominazione come «pista da motocross». Già la stessa natura della strada la rende particolarmente interessante per chi ama le montagne russe. Siamo nel cuore della zona alta di Castelletto da cui si ammira una vista mozzafiato sulla città e sul mare. Ma se si sposta lo sguardo dal panorama all'asfalto sotto i piedi ci si accorge che il normale sali e scendi della strada è accompagnato dal decisamente anormale sali e scendi dell'asfalto dissestato. Buche e vari strati di «tappulli» successivi compromettono il tranquillo transito dei veicoli. «Quando mia moglie era incinta - racconta un abitante della zona - dovevo andare a passo d'uomo per cercare di diminuire al massimo lo sballottamento e i contraccolpi causati dal fondo stradale ridotto in questo stato». Numerose segnalazioni sono state fatte, ma di risposte poche: è stato sistemato solo un breve tratto, ma il resto è rimasto com'era. E qualcuno se la prende con le ditte a cui il Comune affida la manutenzione del manto stradale. Basta vedere come tombini e caditoie risultino sprofondate nell'asfalto in certi punti anche di dieci centimetri, riga e metro alla mano. Questo accade perché quando viene gettata la nuova colata, spiegano i cittadini, non si eseguono i necessari lavori preparatori e il livello della strada si alza col passare degli anni e degli interventi. Il risultato è che alle buche normali, si aggiungono quelle formate dai tombini, che saranno sì ai limiti della strada, ma trattandosi di una strada già molto stretta, è inevitabile transitarvi sopra per evitare scontri frontali. E le sospensioni delle auto ringraziano.