"Si critica la Protezione civile ma ormai è diventata inutile"

Il successore di Bertolaso, Franco Gabrielli: "Guido aveva capacità inarrivabili. Oggi però siamo imbrigliati in mille lacci. Un intervento immediato è impossibile"

Roma - «Adesso basta». Con i cadaveri ancora a mollo, i dispersi nelle liste d’attesa e il carburante a tonnellate da risucchiare a terra, l’erede di Bertolaso tira fuori le palle e risponde a chi lo critica per la gestione dei soccorsi e inneggia a un ritorno di San Guido senza se, senza ma, senza Anemone e Balducci. «Alle 14 nel mio ufficio - è l’esordio di Franco Gabrielli, capo della protezione civile - non ne posso più delle accuse rivolte a una struttura un tempo eccezionale, super efficiente, e che oggi, così com’è, è bene che si sappia, non serve assolutamente a niente». A poche ore dalla nomina a commissario straordinario per la tragedia del Giglio, il Nuovo Salvatore della patria è carico a pallettoni. L’ideale per un’intervista.
Si è risentito più per quel riferimento al suo predecessore o…
(Gabrielli non ci fa nemmeno finire la domanda). «Posto che sono amico di Guido, persona onesta e perbene, che non mi è piaciuto il vergognoso linciaggio cui è stato sottoposto, che non aspiro a essere ricordato come il miglior capo della protezioni civile perché Bertolaso ha doti e capacità inarrivabili, vi dico che questa struttura, oggi come oggi, è inutile».

Prego?
«La protezione civile interventista, tuttofare, con poteri straordinari per gestire le emergenze, non esiste più. Scordatevela. Anche a seguito delle note vicende è stata cancellata da una legge dello stato, la 10 del 2011, che l’ha imbrigliata in lacci e laccioli. Prima c’era la possibilità di intervento immediato con la garanzia politica di una copertura immediata. Adesso invece se non c’è prima il concerto del ministero dell’Economia e se non arriva il visto preventivo della Corte dei conti, la protezione civile non si muove».

Quindi?
«Occorre rivedere le regole del gioco perché non posso giocare una partita ingiocabile. Togliete pure tutto ciò che non è core business, che ritenete debordante dalle nostre competenze, ma ridateci i poteri di prima, metteteci in grado di agire direttamente e senza condizionamenti per salvare vite umane. Ho ereditato un cavallo che prima correva veloce e giustamente tutti si aspettano di vederlo vincere facile anche oggi, ma quel cavallo di razza è stato azzoppato».

Cos’è che non ha funzionato nei soccorsi?
(Sorride amaro). «Le dico solo che noi, alle 22.42, veniamo a sapere che c’era una nave in difficoltà al Giglio. Per un’ora e mezzo non riusciamo a sapere altro. Ci ha pensato un familiare di un turista a bordo a comunicarcelo via telefono! Solo a quel punto ci siamo attivati inviando un nostro team nella struttura operativa. Non sono potuto intervenire con la celerità di un tempo perché non avevo la certezza che un nostro intervento potesse essere coperto. Prima le ordinanze erano firmate in tempo reale, quel che faceva Bertolaso era legge. E i risultati sono sempre arrivati».

Parliamo delle liste fantasma.
«Pur non essendo il “gestore” dei soccorsi, ho dato la copertura a cose che non ho fatto, come la certificazione delle liste».
Ma questi elenchi quanti erano? Quanti sono?
«In prefettura c’era un elenco con le persone da imbarcare. La lista con quelle effettivamente imbarcate è ancora dentro la nave».

Possibile?
«Così mi dice il questore. La lista degli imbarcati, compilata a terra, è ancora nella Concordia. Evidentemente, ma è una supposizione, da bordo non hanno inviato i “definitivi” alla base».
Qualcuno potrebbe essersi imbarcato all’ultimo momento?
«Certo, come qualcuno alla fine può non essere più salito. Per dire, sappiamo di una cittadina ungherese che non risulta nelle liste ma che è stata reclamata dai familiari. Sarebbe entrata nella nave insieme a un membro dell’equipaggio. Non si trova».

Perché il «censimento» dopo la tragedia s’è rivelato incompleto?
«Sono stati momenti drammatici, convulsi. Mi è stato riferito che al porto di Santo Stefano arrivava gente sotto choc, molti stranieri, tanti senza documenti. Numerosi passeggeri non risultavano nemmeno ai controlli in ospedali e alberghi. Poi grazie alla Costa Crociere si è fatto un po’ di chiarezza, ma i conti non tornavano lo stesso. Le persone rivendicate e non rintracciate erano 11, poi è spuntato quel gruppo di tedeschi che non risultava solo perché la lista che era stata inviata in Germania, veniva aggiornata lentamente. La differenza l’ha fatta la conta sulla rivendicazione dei dispersi e dei ricomparsi ad opera dei familiari».

Come si spiega allora quel caos sui numeri che scorrevano in tv?
«A un certo punto, purtroppo, c’è stata la corsa a far bella figura davanti alle telecamere e in troppi si sono messi a dare numeri secondo le loro personali (parziali) valutazioni».

I rischi ambientali quali sono realmente?
«La Costa ha collaborato bene interessata com’è a non passare alla storia anche per un disastro ecologico. Una società specializzata nel recupero di combustibile sta cercando il posto del “bunker” dove attaccare il manettone ed estrarre, dai 25 serbatoi, il carburante che essendo denso dovrà essere riscaldato con delle serpentine e trasportato nelle bettoline. Ci vorranno almeno quattro settimane per lo svuotamento, meteo permettendo».

Le ricerche dei dispersi quando si chiuderanno?
«Sarà il comandante dei vigili del fuoco a deciderlo. Nella parte sommersa non si nutrono troppe speranze. Un’ipotesi residuale è che ci sia da qualche parte una bolla d’aria in una situazione asciutta. Penso ancora qualche giorno…»

Quali sono i numeri certi di questa tragedia?
«Undici vittime, 5 da identificare, alcune forse da sottrarre ai 26 non rintracciati. Alla fine i morti saranno più di trenta».