Si dimette dall’Idv: «Macché stipendio d’oro, beghe di partito»

Accusatelo di tutto, ma non di essere come gli accusati vari dell’Idv. Nel dubbio, lui s’è dimesso. Tirava brutta aria, in quel della Spezia. Gli avversari di centrodestra lo accusavano di costringere il Comune a sborsare migliaia di euro per vederlo al suo posto di presidente del Consiglio comunale, il Giornale ha fatto le cifre, per quest’anno fanno 100mila euro di rimborsi allo studio professionale che lo ha assunto come dirigente e che però, causa impegno istituzionale, non lo vede mai, e lui, Loriano Isolabella, 35 anni di carriera politica e dirigenziale, non ha battuto ciglio. Un parere del collegio dei revisori dei conti ha definito legittimo il suo contratto, avanzando però dubbi sulla tipologia scelta, la più costosa, da dirigente del terziario e non di uno studio professionale. Lui rivendica «il diritto a stipulare per me il contratto migliore, del resto non posso esercitare la libera professione», aggiunge con certo orgoglio che «un dirigente della Fiat e un operaio devono avere lo stesso diritto a fare il consigliere comunale», ma precisa che ha lasciato il partito di Tonino Di Pietro (nella foto) «perché leggo di esponenti coinvolti in ben altre vicende rispetto alla mia, e non voglio che si faccia confusione». Del resto, lascia intendere che proprio la guerra interna all’Idv sia causa di tanto trambusto mediatico sul suo caso. «Voi del Giornale avete un parere del collegio sindacale che io non ho e che invece ha il consigliere di An che ha fatto un’interpellanza contro di me. Di quel collegio fa parte anche un esponente Idv. Io non posso dire sia stato lui a fornirlo, ma il dubbio viene». Anche perché, segnala Isolabella, fra lui e l’Idv non corre buon sangue: «Il partito viene gestito con una incetta di iscritti non tutti identificabili, scarsa democraticità interna, ricerca esasperata di posizioni che ha scarsa corrispondenza con la rappresentatività dei “Valori”». Quanto ai suoi rimborsi, e sia: «Se la regola varrà per tutti, sono disposto a rinunciare».