Si dimette il segretario del circolo Pd di via dei Giubbonari

La storia di Roma e d’Italia spesso si intreccia con via dei Giubbonari e il circolo politico che più lo rappresenta. Fino al 1946 c’era la Casa del Fascio poi trasformata per decenni in storica sezione del Pci. L’aria di cambiamento a sinistra però l’ha portata man mano in dote al Pds, ai Ds e infine al Pd con l’elezione nel marzo di un esponente della Margherita: il cattolico Matteo Costantini a capo della «blasonata» sede falce e martello.
Adesso anche questo è storia. Costantini ha rassegnato le dimissioni da segretario del circolo e da assessore alla Scuola e al Personale del XV municipio, per confluire nell’Udc: «Senza falsa modestia e ipocrisia, credo di essere uno dei pochi che ha deciso di lasciare tutto quello che ha, per mantenere fede a ciò in cui crede». Pomo della discordia, come già per Carra e Lusetti, la scelta di Emma Bonino, «la candidata di Panella», rimarca Costantini, «dalla quale mi divide tutto in tema di famiglia, droga ed eutanasia, solo per fare qualche esempio. Appoggiando l’Udc già aiuto indirettamente il candidato Polverini, ma ho chiesto di non esser inserito nelle liste regionali né in quelle “bloccate”. Rispetto i cattolici che assumeranno posizioni diverse ma non accetto lezioni da chi confonde gli obiettivi con gli ideali. Soprattutto a fronte di un gesto che certamente mi penalizzerà, e che mi obbliga, dopo aver apertamente criticato le decisioni assunte dal mio partito, a pormi fuori dal Pd e a rinunciare a ogni incarico». Una scelta che rientra nellemorragia di esponenti del Pd e che costerà «almeno il 20 per cento degli iscritti al circolo dei Giubbonari. Con me sono raddoppiati toccando le 600 unità. Adesso tantissimi non rinnoveranno la tessera».
Costantini proviene dal mondo dell’associazionismo e si è fatto apprezzare negli anni come consigliere nel I municipio, presidente della commissione Commercio e Artigianato, dell’associazione di via Vittoria e del movimento Giovani Europei, cercando sempre il contatto con gli abitanti quartieri, ascoltando i problemi e facendo propri i consigli della «gente di Roma». «Con la candidatura della Bonino, il Pd ha dismesso la propria ragione sociale e ha rinunciato ad esercitare il ruolo di confronto e di mediazione alta tra laici e cattolici, ricompattandosi a sinistra», afferma Costantini.