Si dimise da sindaco per intercettazioni inutili

Lo «gogna mediatica» gli costò la poltrona di sindaco di Sanremo. E dopo tre anni di inferno («ho addirittura pensato a un gesto estremo, per fortuna non l’ho fatto» raccontò al «Giornale»), l’inchiesta della procura si smontò, caddero le accuse, nessuna traccia del tangenti sbattute in prima pagina. La storia è quella di Giovenale Bottini, nel dicembre 2003 sindaco di Sanremo. Bottini venne indagato per un giro di tangenti su alcuni appalti comunali legati al Festival, le sue conversazioni conversazioni al telefono finirono sui giornali. L’esito si sa: le pressioni, la decisione di dimettersi da sindaco, il crollo della giunta di centrodestra con la vittoria, alle successive comunali, indirettamente influenzate dalla bufera giudiziaria, del centrosinistra. Bottini cambiò casa, ma anche dopo essere uscito innocente dalla bufera giudiziaria (non si arrivò nemmeno al processo, le accuse caddero prima) non rinnegò mai la scelta delle dimissioni: «Chi amministra tanti miliardi (di lire) ogni anno deve essere considerato dalla sua gente come un sacerdote. Quando vengono insinuati dei dubbi è giusto per un gentiluomo come me sparire» raccontò in un intervista al «Giornale» nel luglio dell’anno scorso.