Si era innamorata di un soldato inglese ragazzina irachena sgozzata dal padre

Rand che urla. Rand che fugge. Rand a terra. Rand con i due fratelli su di lei e la scarpa del padre orco sul collo. Una zampata che le toglie il fiato, le fa sputare aria e vita. Ma Abdel Qader Ali il padre belva non s’accontenta. Alza il piede, afferra un coltello, l’affonda nella figlia immobile, le sfigura il viso, le squarcia il seno, ne dissacra il pube, alza lo sguardo ferino esplode nell’ultimo osceno tripudio: «Ho lavato il disonore». Quella di Rand Abdel Qader non era neanche una vera relazione. Era un bozzolo d’amore, il sogno romantico di una diciassettenne irachena affascinata dagli occhi azzurri di un soldatino britannico. Erano chiacchiere morigerate nei minuti rubati agli sguardi dei passanti. Occhiate languide quando Paul le raccontava di Londra e dei suoi parchi. Sospiri quando era tempo di tornare all’università e al reggimento. Quel sogno è bastato a ucciderla, a trasformarla in un cadavere reietto sepolto sotto un velo di terra, coperto dagli sputi dei parenti arrivati a congratularsi con l’orco assassino. È successo a Bassora il 16 marzo scorso. L’orco è ancora libero. La polizia l’ha rimandato a casa due ore dopo. Lui è rientrato a testa alta, orgoglioso d’aver salvato la famiglia, di aver cancellato la vergogna di quell’amore per uno straniero infedele.
Inizia tutto alla fine dell’anno scorso a una distribuzione di generi alimentari. Per Rand studente d’inglese all’università di Bassora è l’occasione per tenersi in esercizio. Per Paul, 22 anni, da pochi giorni in Irak è una giornata come tante altre. Ma quel giorno è colpo di fulmine. Lui l’osserva, lei le volta le spalle, fa due passi, si rigira curiosa. Paul è lì a rubarle il sorriso. Rand non perde più una distribuzione. È la volontaria tra le volontarie, sempre in prima fila, sempre alla ricerca di quei due occhi azzurri e di quella divisa. Si rivedono, si rincontrano, lui le regala un cucciolo di cane, Rand lo parcheggia da Zeinab, l’amica del cuore. Zeinab sa tutto. Ascolta, da consigli, mette in guardia: «Parlava solo di lui, dei suoi capelli biondi, dei suoi sguardi, della sua pelle candida, delle sue parole dolci... stai attenta le dico, sei una musulmana, lui è cristiano, a casa non ti permetteranno di vederlo né di sposarlo». Rand non sente ragione. «Non ascoltava, viveva in un altro mondo, parlava soltanto di Paul, di quella Londra dove un giorno lui le avrebbe comprato dei fiori, mi lasciava i suoi regali, raccontava di quando lui le sussurrava mia principessa».
È un amore d’attimi rubati. A gennaio lui è già lontano. Forse si cercano, si sentono al telefono, si scambiano e-mail, ma di certo per due mesi Paul è un fantasma. L’amore diventa ricordo, attesa, speranza, ma il pettegolezzo sopravvive, passa di bocca in bocca, innesca il furore di papà Abdel. Leila, sua moglie, se lo vede rientrare in casa con quei due occhi da demente, la bocca tremante, l’urlo assassino. Zeinab piange. Mamma Leila chiede ai due figli maschi di fermare il marito impazzito. Loro invece gli danno una mano. Tutto si consuma pochi minuti.
Due settimane dopo mamma Leila se ne va. Lui la rincorre, la picchia, le rompe un braccio. Ma Leila non si ferma. Racconta ai giornalisti stranieri la storia della figlia uccisa, delle 133 donne massacrate nell’ultimo anno, dei 47 omicidi d’onore con cui suo marito e gli altri uomini di Bassora si sono scrollati di dosso il disonore. L’orco i suoi parenti, intanto, hanno già deciso. La troveranno, l’uccideranno, laveranno con altro sangue la nuova insolente vergogna.