Si finge terrorista e svela i piani di Al Qaida

Consiglia come colpire: «Le opzioni che avete per condurre l'operazione al successo sono bombe-carta, assassinii o blitz armati in luoghi affollati dai nemici». Consiglia con chi farlo: «Se siete un gruppo di fratelli che si fidano l'un l'altro allora potete agire insieme. In caso contrario, ti invitiamo a lavorare da solo». Consiglia come tutelarsi: «Vi suggeriamo anche, nel caso abbiate deciso di andare fino in fondo, di non contattarci, perché potreste finire per essere intercettati». Sono queste parole, firmate Anwar al Awlaki, a far ripiombare Londra nell’incubo, le bombe simultanee che esplodono nel cuore della città, in metropolitana e sugli autobus come in quella tragica estate del 2005, quando 52 vite furono spazzate via dalla furia integralista. Il Regno Unito sa di essere il bersaglio più ghiotto, insieme con gli Stati Uniti, degli estremisti islamici. Scotland Yard sa che «un attacco è probabile e potrebbe avvenire in qualsiasi momento senza preavviso». Da ieri l’ulteriore conferma. Arriva qualche giorno prima sul computer di un giornalista del «Sun», Simon Hughes. È lui che si finge un integralista islamico e contatta il predicatore Anwar al Awlaki. È lui che riceve via mail l’invito a organizzare a Londra una nuova strage, peggiore di quella del 2005, sul modello di quella di Mumbai, India, quando la stazione, tre alberghi e una sinagoga furono presi d’assalto contemporaneamente nel novembre del 2008 in un attacco che fece contare quasi 200 morti.
Anwar al Awlaki è considerato uno dei possibili successori di Osama Bin Laden alla guida delle rete del terrorismo islamico. È colto: è un ingegnere. È yemenita, ma è nato in New Mexico, Stati Uniti. Perciò parla un inglese impeccabile. Per due anni ha vissuto in Gran Bretagna, dove ha predicato l’odio contro l’Occidente e convinto molti giovani a saltare il fosso, ad abbracciare l’estremismo. Quando il giornalista Hughes si spaccia per un aspirante terrorista di nome Q. Khan, Al Awlaki - che firma i suoi messaggi «Al Qaida nella penisola arabica» - non esita ad aiutarlo. E a pregare per lui: «Chiediamo ad Allah di darti la forza e la fermezza di servire la Sua religione». Poi via coi suggerimenti su tecniche e modalità di attacco. Compresa la fase finale, quella dell’eco mediatica che solo Al Qaida può dare: «Se volete sponsorizzare la vostra operazione, appena prima dell'attentato potreste inviarci un messaggio per informarci della cosa, ma senza mettere i dettagli». È la prova che Al Awlaki fa sul serio. E che intende allevare nuove leve per colpire i nemici occidentali. D’altra parte è lui l’uomo che avrebbe istigato l’autore della strage di Fort Hood, ma anche l’ex studente universitario che nel 2009 tentò di far saltare in aria il volo Amsterdam-Detroit, dopo aver nascosto dell’esplosivo nelle mutande, e poi ancora l’attentatore di Times Aquare, Faisal Shahzad.
Al Awlaki conosce bene Londra. Con le sue prediche ha persuaso la studentessa Roshonara Choundhry ad accoltellare Stephen Timms, un parlamentare che aveva la sola colpa di aver votato a favore della guerra in Irak e ha istigato Rajib Karim, esperto di computer della British Airways, a organizzare un complotto per fare saltare un aereo in volo. Scotland Yard teme che possa guadagnarsi la successione a Bin Laden dirigendo, anche a distanza, un nuovo film dell’orrore ambientato sul suolo britannico. Orrore che invece avrebbe potuto ferire di nuovo l’America nel decimo anniversario della caduta delle Torri. Da una prima analisi dei dati trovati nel pc di Bin Laden, infatti, pare che Al Qaida stesse progettando dal febbraio 2010 un nuovo attentato negli Stati Uniti, proprio l’11 settembre 2011. Arma di distruzione, stavolta, sarebbero stati i treni, da far deragliare e cadere da un ponte.