Si fingeva malata ma girava il mondo in barca Per la toga fannullona solo 6mila euro di multa

Permesso di malattia alla mano - affetta da lombosciatalgia - girava il mondo in barca a vela. Cecilia Carreri, la "giudice fannullona", è stata condannata. Dopo essere stata costretta al trasferimento dal Csm, ora la condanna della Corte dei conti: pagherà 6mila euro

Vicenza - Uno strano concetto di malattia quello della gip vicentina Cecilia Carreri, che giustificando le assenze dal posto di lavoro con una lombosciatalgia, in realtà trascorreva il tempo girando il mondo in barca a vela. L'inchiesta penale è stata ora archiviata, condannando la donna al pagamento di una multa simbolica di 6mila euro.

La vicenda, riportata dalla Stampa, risale al 2005, anno in cui la Carreri avrebbe chiesto un totale di più di dieci mesi di malattia dal lavoro, durante i quali aveva girato in lungo e in largo i mari di Brasile e Francia. A giustificarla una serie di certificati medici, che parlavano di "una grave lombartrosi con discopatie multiple", una malattia invalidante al lavoro, per giunta aggravata da "stati depressivi, disturbi del sonno e cefalea ricorrente". La cura? Passare meno tempo possibile in piedi, sottoponendosi a cure mediche costanti, ginnastica dolce e stretching". 

O in alternativa, a quanto pare, limitarsi a una buona dose di barca a vela, a bordo del "Mare Verticale", una schiocchezza da 60 metri con cui aveva veleggiato verso l'isola di Wright, Dunkerque, partecipato alla Rolex Fastnet Race, raggiunto la ragguardevole cifra di 8mila chilometri percorsi. Senza che i gravi problemi fisici che la affliggevano gli impedissero in qualche modo l'attività nautica. La giustificazione della gip? "La regata prevedeva quattro persone di equipaggio, nulla di impossibile, neppure nelle mie condizioni. E l'attività ludica non era per nulla sconsigliata nella mia condizione, tutt'altro. Mi ha portato un beneficio psico-fisico".

Tesi che non aveva un granché convinto il presidente del tribunale di Vicenza, ma neppure il presidente della Corte d’Appello, per il quale il gip avrebbe "mancato ai doveri di correttezza, non meritandosi la fiducia di cui un magistrato deve necessariamente godere". Una vicenda di rara gravità che ha portato al trasferimento del gip e alla perdita di un anno d'anzianità. E ora arriva la sentenza della Corte dei conti, che la condanna a un risarcimento di 6.714,28 euro, di cui 5.755.10 di stipendio indebito e 959,18 per disservizio al sistema-giustizia.