Si fingono vigilantes e rubano 4 milioni dal caveau della banca

Colpo grosso in corso Europa. I banditi erano vestiti da guardie giurate. Dopo aver chiuso gli impiegati nel bagno, hanno raccolto l'ingente somma di denaro e sono fuggiti. I due ladri hanno superato i controlli senza problemi. L'ipotesi di un complice nell'istituto

Un milione al minuto o giù di lì. Un record quanto a rapporto tempo impiegato e guadagno, ma i banditi che ieri mattina hanno rapinato oltre quattro milioni in contanti all’Istituto centrale delle banche popolari italiane non ci hanno messo più di cinque minuti a vuotare il caveau. Vestiti da guardie giurate sono entrati negli uffici «Siamo qui per il prelievo» e gli impiegati hanno aperto la porta blindata. Raccolto i soldi, hanno spianato le pistole, chiuso i dipendenti in bagno e scappati. Il colpo ricorda quello di un altro finto vigilantes che, anticipato di pochi minuti il passaggio del vero servizio di vigilanza, ha preso 150mila euro.
Spiccioli comunque rispetto al bottino racimolato ieri dai due compari, entrati in azione verso le 11.30 in corso Europa 18. I banditi hanno le divise della Battistolli, uno dei più importanti istituti di vigilanza, con cui l’Icbpi ha effettivamente un rapporto di lavoro. Addosso, dettaglio da veri professionisti, persino il giubbotto antiproiettile. Entrano in galleria e citofonano all’ingresso di servizio. Il portiere li fa entrare senza sospetti, di guardie giurate lì ne passano tutti i giorni a tutte le ore. L’Istituto infatti è una sorta di banca di secondo livello che lavora per altri istituti. In particolare raccolta e custodia del contante. I due «vigilantes» suonano anche all’Icbpi e si fanno aprire ancora una volta senza difficoltà. E una volta dentro dicono di essere passati per il prelievo.
Fortuna sfacciata, oppure perfetta conoscenza dei movimenti interni alla banca, fatto sta che effettivamente gli impiegati stavano aspettando le guardie di Battastolli per vuotare il caveau. Pieno zeppo come il deposito di Paperone: oltre quattro milioni, tutti «cash» tra euro e altre valute straniere. Un «tesoro», il bottino che ti sistema tutta la vita, insomma il sogno di ogni rapinatore. I rapinatori riempiono le loro borse e solo a quel punto spianano le pistole con cui costringono cinque bancari nel bagno, i banditi si eclissano, come non si sa perché non li vede nessuno. Alle 11.40 un sesto impiegato, poiché i colleghi non rispondono al telefono, scende e trova gli uffici deserti, chiama e si sente rispondere da dietro la porta del bagno.
Pochi minuti e sul posto i carabinieri iniziano a raccogliere testimonianze e indizi. Davanti e dentro gli uffici due telecamere, di cui i banditi non si sono curati. Cappello sugli occhi e bavero alzato non saranno facilmente riconoscibili. Sempre che non vengano da fuori. Poche speranze di identificarli con facilità. I carabinieri sperano comunque che nuovi particolari possano arrivare da altri impianti di registrazioni in strada.
Nel frattempo si fanno le prime ipotesi. Prima tra tutte, e più credibile, la presenza di un basista, presso la Battistolli o l’Icbpi. Visti da fuori infatti i locali sembrano anonimi uffici amministrativi. Impossibile immaginare il tesoro custodito dentro. E la semplicità con cui accedervi. Tuttavia, versione meno credibile, non viene escluso che qualche rapinatore dall’occhio «clinico» abbia casualmente notato il via vai di vigilantes e abbiano iniziato a studiare il colpo.
La sfrontatezza e la conoscenza dei particolari con cui hanno agito, ricorda comunque il bandito vestito da vigilantes della Bsk Securmark, entrato il 17 luglio 2003 nella filiale di via Santa Margherita del Banco di Sicilia. Saluta tutti e spiega di «sostituire il collega ammalato». Ammette di essere «leggermente in anticipo» rispetto il consueto orario, si fa consegnare 145mila euro, firma la ricevuta e se ne va. I veri vigilantes entrano in banca una mezz’oretta dopo.