Si gioca con la Storia e con le astuzie dell’arte concettuale

Ancora una volta l’arte contemporanea dialoga con il passato. Nell’ambito della nuova edizione di Gemine Muse infatti, gli artisti romani si sono trovati a dover realizzare dei lavori all’interno del Museo Napoleonico. Gemine Muse, manifestazione nata ormai sei anni fa, coinvolge 140 artisti in 24 città italiane. A Roma, come già detto, presso il Museo Napoleonico. L’occasione della mostra offre una duplice possibilità, quella di vedere e capire come i giovani artisti si sono relazionati con lo spazio, con gli oggetti, e con la figura stessa di Napoleone. La mostra, curata da Antonio Arevalo, dal titolo «Jeu de l’hombre», prende spunto da un gioco di carte presente nel museo del quale ancora oggi non si sono comprese le regole. Il gioco come lotta, come divertimento, come brivido. Gli artisti invitati alla mostra, Marco Fedele di Catrano, Jessica Japino, PH.ON (Dario D’Aronco e Roberto Gammone), e Arash Radpour hanno tutti realizzato dei lavori appositamente per questo spazio, cercando un dialogo tra gli oggetti già presenti e quelli pensati e realizzati da loro stessi. Arash Radpour ha cercato di inserire, quasi di nascondere, le sue creazioni tra le tante chincaglierie presenti nel museo. La Japino ha voluto ricordare la morte di Napoleone, realizzando una installazione visiva con il testamento di Napoleone stesso. Il duo PH.ON ha lavorato di astuzia, creando un lavoro che potesse divenire opera permanente del museo stesso. Giocando sul ruolo di Napoleone e sulla sua importanza, i due artisti, hanno deciso di rifare completamente il bagno degli uomini del museo inserendo lo stemma dello stratega perfino all’interno del water. Una pensata intelligente e sottile, resa possibile anche dalla dirigenza del museo stesso, che ha capito il gioco e non si è sottratta. Fino al 20 giugno