Si nasce di meno ma siamo di più grazie agli immigrati

L’Istat: i residenti in Italia salgono a 58,7 milioni. Il tasso di fecondità è però in aumento: merito di straniere e donne sopra i 30 anni

Eleonora Barbieri

da Milano

È un’Italia sempre più «straniera» quella che emerge dal Bilancio demografico nazionale tracciato dall’Istat, che riguarda l’annata 2005: popolazione in aumento, grazie agli immigrati e tasso di fecondità in crescita, ma per merito soprattutto delle donne extracomunitarie. In tutto, il numero di residenti nel paese è salito a 58.751.711, lo 0,5% in più rispetto al 2004, pari a 289.336 unità, una cifra su cui hanno influito tre fattori: il movimento migratorio con l’estero, il saldo naturale (che torna negativo, dopo l’eccezione dello scorso anno) e un incremento di 40mila persone dovuto a rettifiche post-censuarie.
Le donne, come da tradizione, sono la maggioranza: 30,2 milioni contro i 28,5 rappresentati dalle loro metà. Nascono più bebè maschi, ma la longevità femminile, spiega l’Istat, alla fine ha comunque la meglio. Il dato più rilevante è però l’aumento degli stranieri, che raggiungono il 4,5% della popolazione totale rispetto al 4,1% dello scorso anno. In totale, nel 2005 sono stati registrati 325mila immigrati, mentre sono stati 65mila i connazionali che si sono trasferiti all’estero, per un bilancio complessivo di 260.644 persone in più. La presenza degli stranieri è diversificata lungo la penisola: rappresentano infatti il 6,6% degli abitanti nel Nord-Est (su 11 milioni di residenti), il 6,3% nel Nord-Ovest (su 15,5 milioni di persone) e il 5,7% al Centro (rispetto a un totale di 11,3 milioni), mentre la quota scende molto al di sotto della media nazionale al Sud, dove gli immigrati costituiscono l’1,5% della popolazione totale, pari a 20,7 milioni.
Anche i bambini stranieri incidono sempre più sulla vita nazionale: in dieci anni, le loro nascite hanno fatto registrare un aumento dall’1,7% (i 9mila bebè venuti al mondo nel 1995) al 9,4%, pari a 52mila neonati nel 2005. Il «saldo naturale», ovvero il rapporto fra natalità e mortalità torna negativo (-13.282 unità), dopo l’inversione di rotta dello scorso anno (che, insieme al 1992, aveva rappresentato un’eccezione rispetto alla tendenza nazionale): i nuovi nati sono stati infatti 554.022, contro 567.304 decessi (20mila in più del 2004, un dato in equilibrio rispetto alle «anomalie» degli ultimi due anni). Il tasso di natalità è in calo (-8.500 neonati), soprattutto nelle regioni del Sud, dove il decremento è stato del 3,6% e al Centro e nelle Isole (-1,3%), mentre nel Nord-Est (-0,6%) e nel Nord-Ovest (-0,5%) la diminuzione è stata più contenuta. È in ripresa, però, il tasso di fecondità, sulla linea di quanto avviene da metà degli anni Novanta: dopo il minimo di 1,9 figli per donna, raggiunto nel 1995, ora la media è di 1,32 bebè, con una crescita significativa al Nord e al Centro (rispettivamente +26% e +19% negli ultimi dieci anni), mentre al Sud il numero di figli continua a diminuire. Così, anche regioni «poco fertili» come Lombardia ed Emilia Romagna (con una media attuale di 1,35 e 1,34 nati per donna) sono riuscite ad avvicinarsi ad altre aree storicamente feconde, come la Campania (1,43), il Trentino (1,48) e la Sicilia (1,41). Un incremento dovuto soprattutto alle straniere (che al Nord rappresentano il 15% delle nuove mamme, l’11% al Centro e il 2% al Sud) e alle gravidanze delle ultratrentenni, mentre fra le più giovani il tasso di fecondità continua a scendere. L’età media per la nascita del primo figlio è infatti di 31 anni per le italiane, contro i 27 delle immigrate.
La maggior parte degli italiani (il 99,4%), infine vive in una famiglia, per un totale di 23,6 milioni di nuclei familiari e un numero medio di 2,5 componenti, un dato stabile rispetto all’anno precedente. Famiglie più numerose in Campania (con una media di 2,9 persone), mentre il minimo è toccato dalla Liguria (2,1). Il resto degli italiani, pari allo 0,6% della popolazione vive nelle cosiddette «convivenze anagrafiche»: caserme, case di riposo, carceri e conventi che raccolgono, in tutto, 334mila persone.