Si nasconde, fa giocare e usa bene i «gialli»

Il 37enne ungherese Viktor Kassai non si smentisce: non un duro, ma un arbitro che lascia giocare «pilotando» la gara in modo uniforme, nascondendosi e senza protagonismi. E tale si è confermato a Danzica, una autentica sicurezza, non per niente ha diretto la finale di Champions 2011, uno che non si fa impressionare da spinte o ruzzoloni e che non tollera assolutamente proteste. Ha fischiato 36 volte, poco sopra la media di 29 voluta in Europa dal designatore Collina, 19 trilli nel primo tempo e 17 nella ripresa, ammonendo tre azzurri (e il giallo ci stava), graziando De Rossi per un fallaccio su Silva a inizio partita (concesso il vantaggio agli spagnoli) e Alba su Cassano nella ripresa. Sempre vicino all’azione, di poche parole, pronto a dare il vantaggio e a intervenire al momento giusto. Certo che, fossimo stati in Italia, i nostri fischietti avrebbero fatto almeno 4 ammonizioni nei primi 5’! Ma Kassai è di un’altra pasta, un arbitro da finale europea.