Si parla di ospedale e il Municipio diventa un manicomio

«L’ospedale di Villa Scassi non deve essere smantellato», è stato deciso ieri pomeriggio dal Municipio Centro-ovest riunitosi nella sede di via Sampierdarena per discutere, tra le altre cose, del tanto dibattuto ospedale del Ponente. Lo ha deciso la minoranza consigliare. A maggioranza. D'altra parte che la questione del nosocomio finisse per trasformare l'assemblea in un manicomio in cui non si capiva più chi stava dalla parte del presidente Domenico Minniti (Ulivo) e chi contro lo si è capito dalle prime battute. Anzi, dall'espressione di sentimento presentata a inizio seduta dalla consigliera ulivista (e presidente della commissione responsabile della comunicazione) Elena Di Florio per lamentare la mancanza di «spirito di coinvolgimento» di Minniti. Spirito di coinvolgimento, continua Di Florio rivolto al presidente, «da lei così posto in evidenza ma di cui vedo veramente poca traccia». È solo l'assaggio. Tempo per la consigliera Giuseppina Bosco (Idv) di presentare un'interrogazione sulle intenzioni di Comune e Regione sul luogo in cui sorgerà il nuovo ospedale del Ponente che si scatena una girandola di ordini del giorno ed emendamenti. La maggioranza, anzi l'Ulivo, impegna Minniti a informarsi presso la Regione sull'ubicazione del nuovo ospedale limitandosi a chiedere «il rispetto degli standard qualitativi e di assistenza sanitaria offerti dall'ospedale Villa Scassi». Apriti cielo! «Villa Scassi non si tocca ne ora ne mai», tuonano dagli stessi banchi della maggioranza i consiglieri di rifondazione Alessio Doga e Roberta Mongiardini insieme a Roberto Cifarelli (Udeur) e Agostino Calvi (Verdi). Una posizione condivisa dalla minoranza di centro destra visto che «Villa Scassi è un centro di eccellenza sanitaria nel quale sono stati investiti negli ultimi anni oltre 40 milioni di euro e la sua esistenza non pregiudica la realizzazione di altre strutture nel ponente», sottolinea Stefano Tortello della Lista Biasotti. Mentre per Fabio Costa «È meglio mettere le mani avanti. Soprattutto dopo la vicenda della Moschea in cui la stampa è stata informata prima dello stesso consiglio comunale e prima dei municipi». Alla fine viene presentato un secondo ordine del giorno da rifondazione comunista Udeur e Verdi secondo cui «L'ospedale di Villa Scassi deve rimanere quale polo di riferimento per Sampierdarena e le zone limitrofe». E non è tutto: i quattro dissidenti dalla maggioranza invitano anche Minniti a indire un incontro pubblico alla presenza del sindaco, dell'assessore regionale alla sanità e del direttore generale della Asl 3 con la partecipazione dei medici dell'ospedale per «spezzare questa cappa di nebbia che avvolge il nostro municipio e renderlo una casa di vetro trasparente ai suoi cittadini». «Sono indignato», è la replica del presidente del municipio che, rivolto all'alleato dell'Udeur: «Lei è stato eletto in una lista che portava il mio nome ma dal primo momento in cui mi sono insediato ci sono stati mastruzzi. Tanto più che verso di me lei ha una forza di odio imcomprensibile». Ma il documento per salvare Villa Scassi passa, col sostegno di tutta la minoranza.